Le autorità oggi, in seguito alla tragedia di Crans-Montana, hanno più volte chiesto alla popolazione di limitare le attività all’aperto, le attività sportive o rischiose perché gli ospedali romandi sono sotto pressione. I feriti sono un centinaio, moltissimi hanno gravi ustioni e questo ha un impatto enorme su tutto il sistema. Nel corso del pomeriggio si è appreso che 3 pazienti sono stati trasportati anche all’ospedale Niguarda di Milano, uno dei centri di riferimento in Europa per i grandi ustionati.
C’è stata una mobilitazione generale di tutti gli ospedali dalla regione, dal più vicino (quello di Sierre) fino ad arrivare fino a Ginevra e poi il coinvolgimento dei grandi ospedali specializzati nazionali, come ad esempio quello di Zurigo. Bisogna ricordare che la presa a carico dei grandi ustionati è estremamente specialistica, necessita di équipe anche numerose e di competenze particolari. Come ci si è mossi in prima battuta? Lo ha spiegato oggi Claire Charmet, direttrice del Centro Ospedaliero Universitario del Canton Vaud (CHUV). La direttrice del CHUV ha detto che in Vallese è stato creato un centro che ha suddiviso i feriti secondo la loro gravità. Questo ha poi permesso di indirizzarli verso le differenti strutture, perché ogni ospedale ha le sue caratteristiche, ha le sue disponibilità e in prima linea ci sono i due ospedali che hanno un centro per grandi ustionati, ovvero Losanna e Zurigo. Ma quasi tutti i grossi ospedali svizzeri sono stati coinvolti, ha spiegato Charmet.
Bisogna tenere conto anche del fatto che i feriti spesso sono stati portati nei reparti di cure intense. È chiaro che nel nostro Paese il numero di questi letti è alto ma non è infinito. Lo abbiamo imparato anche con il COVID-19 che questi reparti si riempiono in fretta in caso di emergenze. E oggi parliamo di un centinaio di feriti. Ed è comprensibile dunque che tutto il sistema sia sotto pressione. Charmet ha spiegato come si sono mossi a Losanna, al CHUV. “Pazienti spostati, personale richiamato al lavoro, aperture di spazi supplementari. Il tutto per accogliere, solo a Losanna, 22 grandi ustionati. L’estensione delle bruciature, il fatto che anche i polmoni siano stati toccati, l’età dei feriti. Questi sono tutti elementi che possono complicare le terapie. E poi gli ospedali devono anche occuparsi dei parenti dei pazienti”. A Losanna, ha spiegato Charmet, c’è un dispositivo di accoglienza per le famiglie in cui vengono chiaramente informati dello stato dei loro cari ma dove possono anche poi i parenti ricevere sostegno psicologico.
Aggiungiamo anche che, in questo momento, oltre alle cure, si tratta anche di identificare i feriti che spesso sono in condizioni drammatiche, sono intubati, sono sedati, non hanno nessun documento o nessun altro elemento distintivo. Anche questo complica il lavoro dei soccorritori e complica la situazione.
La tragedia di Crans-Montana ha toccato tutta la Svizzera, diversi gli spettacoli pirotecnici annullati in tutto il Paese, le bandiere di Palazzo federale sventoleranno a mezz’asta per 5 giorni.

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