A tre mesi dall’incendio che ha devastato il bar “Le Constellation” di Crans-Montana, causando 41 morti e 115 feriti, l’inchiesta della procura vallesana entra in una fase cruciale. Mercoledì e giovedì i magistrati italiani e svizzeri si incontreranno a Sion per un confronto che potrebbe segnare una svolta nei rapporti tra i due Paesi e nella ricerca della verità su quanto accaduto nella notte di Capodanno. Alla vigilia dell’atteso incontro, 60Minuti è tornato sulla tragedia con diversi ospiti per ricostruire quanto avvenuto, fare il punto alle indagini e valutare le fasi successive dei vari procedimenti in corso.
90 secondi per morire
La notte del 31 dicembre, 164 persone si trovavano nel locale quando è scoppiato l’incendio. Dalla prima fiamma al cosiddetto flash over, l’incendio generalizzato, sono passati appena 90 secondi. Il tempo di morire per 41 giovani, tra cui 6 italiani, e di rimanere ustionati per altri 115.
Le tensioni diplomatiche
La liberazione su cauzione di Jacques Moretti, proprietario del locale, arrestato il 9 gennaio, ha provocato la rottura di un tabù diplomatico. Il governo italiano ha ritirato l’ambasciatore dalla Svizzera e con una nota durissima del 26 gennaio ha preteso la creazione di una squadra investigativa comune. Una richiesta mai formalizzata ufficialmente. Perché? Lo ha spiegato l’avvocato italiano Fabrizio Ventimiglia, rappresentante dei famigliari di una delle ragazze ferite nel rogo a 60Minuti: “L’Italia non ha mai formalizzato ufficialmente la richiesta di una squadra investigativa comune perché sapeva che avrebbe ricevuto un rifiuto netto dalla Svizzera. Per questo si è preferito lavorare sul canale dell’assistenza giudiziaria tradizionale, che è quello che effettivamente si sta utilizzando”,. Non si esclude che, se l’incontro sarà fruttoso, Roma potrebbe autorizzare il ritorno in Svizzera dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado.
L’incontro decisivo
Il 19 febbraio il capo procuratore della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi è arrivato a Berna per incontrare la responsabile dell’inchiesta, la procuratrice generale del Canton Vallese Beatrice Pilloud. Un incontro definito “fruttuoso e costruttivo”. Ora l’appuntamento a Sion si annuncia più approfondito. “Sono fiducioso”, ha dichiarato l’avvocato Ventimiglia. “Gli inquirenti italiani vengono su con spirito di collaborazione. Si lavora nel campo dell’assistenza giudiziaria come prassi in casi analoghi”.
Anche l’ex procuratore pubblico ticinese Emanuele Stauffer, si è mostrato ottimista: “Sul piano giuridico il canale è aperto nel modo giusto. Vediamo due autorità che si parlano come previsto dalla legge. L’assistenza giudiziaria è qualcosa di mobile, continua nel tempo”.
Le criticità dell’inchiesta
L’inchiesta vallesana è stata criticata fin dalle prime battute, soprattutto per alcune decisioni apparsa incomprensibili (il mancato arresto dei coniugi Moretti, il mancato sequestro delle immagini delle telecamere, la mancata audizione del fornitore dei pannelli) e per una serie di ritardi (nelle autopsie, nell’indagare il sindaco e l’amministrazione, nella perquisizione del Comune, nel sequestro dei cellulari eccetera). “Gli inizi sono stati stentati, alcune decisioni incomprensibili”, ha sottolineato l’avvocato e consigliere nazionale PLR Simone Gianini. “Poi però si è seguito un iter normale”. Tra i punti controversi, il sequestro tardivo dei cellulari e la mancata perquisizione immediata del Comune. “Una settimana per sequestrare i cellulari è decisamente troppo”, ha ribadito il giornalista della cellula d’inchiesta della RTS Fabiano Citroni che segue la vicenda dalle prime ore.
Solo a inizio marzo sono stati indagati il sindaco Nicolas Féraud e altre sei persone dell’amministrazione comunale. Il giornalista Alessandro Politi, inviato in Vallese di RAI 1, ha rivelato di aver intervistato il fornitore dei pannelli del locale: “Diceva che nessuno lo aveva chiamato prima. Perché hanno dovuto attendere un giornalista italiano? Questa persona ha spiegato perché non si fida. Ha avuto paura”.
La gestione dei soccorsi sotto esame
Anche la gestione dell’emergenza è sotto esame. “È impensabile gestire un fatto di questo tipo con l’intervento di sole due ambulanze”, ha denunciato l’avvocato Ventimiglia. “La mancanza di barelle, bombole d’ossigeno e coperte necessarie per trattare le ustioni accende un faro anche sulla gestione dei soccorsi. I ragazzi sdraiati seminudi fuori, poi messi nel bar di una banca e, solo dopo, in una struttura ospedaliera. Questa gestione di ritardo è un aspetto da approfondire”.
Il ruolo della pressione mediatica
Il consigliere federale Beat Jans nelle scorse settimane ha definito controproducenti i tentativi di pressione italiani. Ma la pressione mediatica ha contribuito a smuovere le cose. “C’è stata anche in Svizzera. Le testate svizzero-tedesche hanno posto subito l’accento. Questa pressione ha fatto in modo che alcune cose si svolgessero in modo più rapido”, ha affermato Simone Gianini. Anche l’avvocato Fabrizio Ventimiglia ha difeso il ruolo della pressione: “Questa indagine è partita al rallentatore, a singhiozzo. Con la pressione di tutti le scelte sono andate in un’altra direzione”, ha affermato ricordando che l’atteggiamento della procura vallesana è cambiato nel corso delle settimane.
Il percorso verso la giustizia
L’inchiesta si preannuncia lunga e complessa. Oltre ai coniugi Moretti, sono indagati il sindaco e sei membri dell’amministrazione comunale. La polizia federale ha inoltre segnalato possibili reati di riciclaggio di denaro. “Ci vorranno mesi”, ha spiegato Emanuele Stauffer. “Un’inchiesta del genere ha bisogno dei suoi tempi. Si attende il rapporto del Politecnico di Zurigo sul materiale”.
Sui fatti stanno inoltre indagando anche le procure di altri Paesi. In Francia si è mossa la Procura di Parigi. In Belgio quella del Brabante Vallone. In Italia quella di Roma che ha formulato diversi capi di imputazione: disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica.
Il ritratto di Moretti
Ai microfoni della RSI l’avvocato Fabrizio Ventimiglia ha tracciato un ritratto duro di Jacques Moretti che ha incontrato nel corso degli interrogatori delle scorse settimane. “È un imprenditore che ha gestito il locale in maniera superficiale, spregiudicata – ha affermato -. Tutto ciò è costato la vita a molte persone. La differenza tra la negligenza e il dolo eventuale è una grande differenza. Su questo gli inquirenti elvetici si dovranno concentrare”.
Le sfide del processo civile
Oltre al processo penale, si profila una complessità sul fronte civile. Con circa 80 avvocati delle vittime e oltre 100 cause già presentate al giudice di conciliazione, la gestione sarà ardua. “Da Ginevra c’è chi suggerisce un arbitrato internazionale”, ha rivelato Gianini. “Non vorrei trovarmi in una situazione in cui dopo decenni non si arrivi alla giustizia alla quale giustamente le famiglie aspirano”.
La fiducia nel futuro
Nonostante le criticità, gli ospiti di 60Minuti, si sono mostrati fiduciosi. “Ho piena fiducia”, ha affermato l’avvocato Fabrizio Ventimiglia aggiungendo: “sono convinto che si andrà fino in fondo nell’interesse dell’accertamento dei fatti e a tutela dell’immagine di un paese che continuerà ad essere al centro del mondo per queste indagini”.
La tragedia di Crans-Montana al centro della puntata di Falò
Della tragedia di Crans-Montana oggi, martedì, si occuperà anche Falò. L’edizione odierna, in onda su RSI LA1 alle 20.40, si aprirà con un servizio incentrato sull persone che hanno vissuto quella notte terribile e sul percorso di guarigione che devono affrontare gli ustionati.










