Svizzera

La direttrice dell’Ospedale di Zurigo ringrazia chi ha dato il via all’inchiesta

Morti in cardiochirurgia, l’indagine amministrativa, avviata nel 2024, ha riscontrato gravi carenze e dimostrato un tasso di mortalità superiore alla media statistica

  • 39 minuti fa
La direttrice dell’Ospedale di Zurigo ringrazia chi ha dato il via all’inchiesta

La direttrice dell’Ospedale di Zurigo ringrazia chi ha dato il via all’inchiesta

  • foto generica reuters
Di: ATS/Swing 

La direttrice dell’Ospedale universitario di Zurigo (USZ), Monika Jänicke, ha espresso in un’intervista alla SonntagsZeitung, la propria gratitudine nei confronti dell’informatore che ha dato il via alle indagini sulle irregolarità riscontrate presso la clinica di cardiochirurgia. Il “whistleblower” - un ex cardiochirurgo della medesima clinica che ora esercita a Milano - aveva segnalato pubblicamente le irregolarità e in seguito aveva sollevato più volte la questione, sottolinea la direttrice dell’USZ nell’intervista.

Jänicke non ha voluto commentare il fatto che in questa vicenda l’informatore abbia perso il posto di lavoro. Si tratta di una questione del passato, ha affermato Jänicke, che è diventata direttrice dell’USZ soltanto successivamente, nel 2023. La questione del risarcimento sarà sicuramente inclusa nell’analisi del rapporto pubblicato martedì scorso, ha dichiarato.

L’indagine amministrativa ha riscontrato gravi carenze nella clinica di cardiochirurgia e ha dimostrato un tasso di mortalità superiore alla media. Secondo i dati, nel periodo tra il 2016 e il 2020, su circa 4’500 interventi chirurgici, si sono verificati da 68 a 74 decessi in più rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare statisticamente. Al centro dello scandalo vi è il cosiddetto “Cardioband”, una protesi di valvola cardiaca sviluppata da una società in cui l’ex capo di cardiochirurgia, aveva una partecipazione, il cui utilizzo potrebbe essere correlato con l’eccesso di morti evidenziato dal rapporto.

Il dispositivo Cardiobrand

Il controverso dispositivo Cardioband non è stato utilizzato solo nel reparto di cardiochirurgia dell’Ospedale universitario di Zurigo (USZ), riferisce la NZZ am Sonntag. All’Inselspital di Berna è stato impiantato in 36 occasioni. L’ospedale ha avviato un’indagine interna. Non sono stati riscontrati decessi sospetti. Per quanto riguarda eventuali complicazioni, secondo il giornale la struttura non ha voluto rilasciare commenti.

A Lucerna, il dispositivo è stato utilizzato ancora due volte nonostante esistessero già da tempo segnalazioni critiche. L’ospedale ha dichiarato che non sono note complicazioni. All’Istituto Cardiocentro Ticino, il Cardioband figura ancora tra i metodi di trattamento proposti. Il centro cardiologico ticinese e l’ospedale di Milano dove lavora l’ex cardiochirurgo dell’USZ, Francesco Maisano, non hanno risposto alle richieste del giornale.

Un cardiochirurgo rassicura sulle cure in Svizzera

In un’intervista al Matin Dimanche, il cardiochirurgo René Prêtre, autore dell’inchiesta sui decessi sospetti all’Ospedale universitario di Zurigo (USZ), si mostra rassicurante riguardo alla qualità delle cure fornite in Svizzera. “Ho esercitato in cinque diversi Paesi occidentali, posso assicurarvi che in Svizzera il lavoro è ben fatto, le nostre strutture ospedaliere sono buone. (...) Non abbiate paura. Potete andare a farvi curare nei nostri ospedali. Nei centri universitari non si fanno esperimenti a vostra insaputa o con leggerezza. Tutto è molto regolamentato. Quello che è successo a Zurigo è un caso eccezionale e non deve offuscare il resto”, ha affermato lo specialista.

Prêtre aggiunge anche che il caso zurighese “è estremo e per quanto ne so, non ha mai avuto eguali in Svizzera. Se la direzione avesse reagito prima e in modo corretto, ad esempio nel 2017 al primo allarme, questa situazione non si sarebbe verificata. Il disastro avrebbe potuto essere contenuto, lo scandalo e i drammi evitati.”

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Notiziario 10.05.2026, 11:00

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