Quarto anniversario di guerra in Ucraina

Ucraina, la Svizzera ha aiutato con 6 miliardi di franchi

Il sostegno sul posto proseguirà anche nei prossimi anni - A fine 2025 vivevano in Svizzera oltre 71’000 ucraini con statuto S

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Lo scorso anno poco meno di 13'000 richieste di statuto S. Degli ucraini che Berna ha accolto, un po' più di uno su tre lavora

Lo scorso anno poco meno di 13'000 richieste di statuto S. Degli ucraini che Berna ha accolto, un po' più di uno su tre lavora

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Di: ATS/pon 

Il 24 febbraio del 2024, l’esercito russo ha varcato il confine con l’Ucraina. Nei quattro anni trascorsi da allora (o per la precisione fino alla fine del 2025) la Svizzera ha sostenuto la popolazione ucraina in patria e all’estero con poco più di sei miliardi di franchi sotto diverse forme, secondo quanto calcolato dal Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca. Berna ha per esempio contribuito allo sminamento con 100 milioni di franchi, ma a fare la parte del leone sono l’aiuto umanitario e l’accoglienza delle decine di migliaia di persone che beneficiano dello Statuto di protezione S.

Un mezzo per lo sminamento inviato in Ucraina nel 2023

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L’ultimo stanziamento in ordine di tempo sono i 32 milioni di franchi messi a disposizione l’11 febbraio dal Consiglio federale per la fornitura di generatori e altri mezzi per la produzione di energia, un ambito in cui Kiev, le cui infrastrutture sono regolarmente bersaglio degli attacchi russi, ha urgentemente bisogno. Un’esplicita richiesta era stata fatta da Volodymyr Zelensky a Guy Parmelin in occasione del Forum economico mondiale di Davos. Questa somma si aggiunge ai 15,4 milioni già disponibili per l’aiuto invernale.

"Donated by Switzerland": un generatore partito nei giorni scorsi dal canton Turgovia

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Berna contribuirà anche in futuro al sostegno all’Ucraina e alla sua ricostruzione: cinque miliardi di franchi per il periodo 2025-2036 sono già previsti per tre assi di intervento: ripresa economica, servizi pubblici e protezione della popolazione. Un miliardo e mezzo sarà versato in una prima fase entro il 2028, di cui 342,5 milioni già quest’anno.

Questo per quanto concerne gli aiuti sul posto, mentre in Svizzera la spesa più consistente è come detto quella legata allo Statuto S di cui beneficiavano a fine dicembre (ultimi dati disponibili) circa 71’000 persone, un dato che risulta in costante crescita dal marzo del 2024 (allora i permessi validi erano un po’ più di 64’000). Nel corso del 2025 sono state inoltrate poco meno di 13’000 richieste (a fronte delle oltre 16’000 del 2024) e 8’331 sono state accolte.

Le Camere hanno stabilito inoltre che da novembre l’accoglienza va limitata a dipendenza della regione ucraina di origine. Sono esclusi coloro che risiedevano in aree ritenute sicure, ma questo si applica unicamente alle nuove domande. La protezione è attualmente garantita fino al 4 marzo 2027, come stabilito dal Consiglio federale con l’ultima proroga in ottobre.

Fra quanti vivono in Svizzera da almeno tre anni (e sono in età lavorativa), il 45,9% aveva un impiego alla fine di dicembre, un tasso che si avvicina all’obiettivo del 50% fissato dalla Confederazione. Sull’insieme delle persone con statuto S, invece, il tasso di impiego è del 36%. In questo caso l’obiettivo che era stato fissato dal Governo per la fine del 2024 (40%) non è stato toccato nemmeno un anno più tardi e sussistono forti differenze da un cantone all’altro. Il Ticino (19,9%) è l’unico sotto il 20% insieme a Ginevra.

I Cantoni sotto la media sono tenuti ad adottare misure supplementari per favorire l’integrazione professionale degli ucraini.

Altro dato rilevante, quello salariale. I tempi parziali sono molto diffusi, ma calcolando l’equivalenza per il tempo pieno - secondo le statistiche della Segreteria di Stato della migrazione, gli ucraini che hanno trovato un lavoro lo hanno trovato in settori con retribuzioni piuttosto basse (che spesso non corrispondono alle loro qualifiche) e guadagnano in media 4’571 franchi al mese, meno della media nazionale. Più della metà di loro non arriva a 3’000 franchi al mese. Questi ultimi due dati sono aggiornati al secondo trimestre del 2025.

Le sanzioni

Sin dall’inizio della guerra, inoltre, la Confederazione si è allineata a gran parte delle sanzioni decise dall’Unione Europea nei confronti della Russia. Già nel marzo del 2022 e poi in pacchetti successivi a sostenuto l’esclusione dalla rete bancaria Swift, chiuso il suo spazio aereo all’aviazione civile russa, decretato controlli sulle esportazioni di beni a doppio uso civile e militare, sanzionato responsabili politici e oligarchi, bloccato le importazioni ferro e acciaio, messo al bando beni di lusso e fermato le esportazioni di beni legati alla raffinazione del petrolio, per non citare che alcuni esempi. Da ultimo, nell’estate del 2025 ha preso misure contro la cosiddetta “flotta fantasma” russa e in ottobre ha applicato nuove restrizioni in ambito industriale. Sono congelati in Svizzera, secondo dati dell’aprile 2025, averi russi per 7,4 miliardi di franchi appartenenti a persone ed entità sanzionate, oltre a 7,45 miliardi appartenenti alla Banca centrale di Mosca. In tutto, 1’859 e 541 imprese figurano sulla lista nera elvetica.

Detto della solidarietà della Confederazione, sebbene meno viva che a inizio conflitto è ancora presente anche quella della società civile e delle ONG operanti nel Paese dell’Europa orientale.

La Catena della solidarietà rinnova il suo appello

La solidarietà del 2022 era stata “unica”, secondo Christian Engeli della Catena della solidarietà, attiva in particolare nelle regioni maggiormente colpite. La colletta lanciata poco dopo l’invasione russa è la seconda più importante della storia con 130 milioni di franchi. E le donazioni sono proseguite anche in seguito. Oggi, a quattro anni di distanza e con la somma salita a 140 milioni (oltre il 90% dei quali già impiegati per sostenere 151 progetti umanitari e 7 milioni di persone in tutto), la Catena rilancia il suo appello.

L'immagine che accompagna il rinnovato appello della Catena della solidarietà

L'immagine che accompagna il rinnovato appello della Catena della solidarietà

  • Catena della solidarietà

Dal canto suo Caritas constata una generosità in calo, ma rileva pure come cittadini, istituzioni e associazioni continuino a sostenere i suoi progetti: con i propri partner, ha investito 35,3 milioni di franchi dal 2022. Sono presenti pure la Croce Rossa, che si concentra su bisogni urgenti come i pasti caldi, e ONG come Save the Children, che afferma di aver aiutato 4,7 milioni di persone fra cui 1,9 milioni di bambini.

Si guarda però anche più a lungo termine. Caritas si impegna per esempio nel progetto “Remarket”, che vuol sostenere 1’300 sfollati e 221 PMI affinché il mercato locale continui a funzionare, mentre Pane per tutti mette l’accento sulle persone che hanno perso il loro alloggio e dal 2023 ha messo a disposizione oltre 23’000 kit per ripari d’urgenza. Con l’aiuto della Catena della solidarietà ha inoltre già riparato 739 case, mentre per altre 447 i lavori sono ancora in corso. Nelle regioni di Kharkiv e Zaporizhzhia, sono state rinnovate strutture sanitarie che servono a 137’000 persone.

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Guerra in Ucraina, colloqui a Ginevra

Telegiornale 18.02.2026, 20:00

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