La guerra in Medio Oriente sta sconvolgendo le catene di approvvigionamento, le forniture e l’andamento dei prezzi, minacciando anche il benessere in Svizzera. È quanto sostiene Jan-Egbert Sturm, direttore del KOF, il Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo, in un’intervista al “Blick”.
“La nostra crescita economica è migliore di quanto molti si aspettassero”, ha affermato Sturm, riferendosi alla crescita del PIL dello 0,5% registrata dal Paese nel primo trimestre del 2026. Nonostante tutte le crisi, la Svizzera se la cava meglio di molti altri Stati, ha aggiunto, prima di dire che “presto dovremmo avvertire in modo più marcato le conseguenze della guerra”.
A suo avviso, potrebbe volerci un po’ di tempo prima che le conseguenze si facciano sentire anche sulle aziende locali e gli ordini crollino. La grande domanda continua ad essere per quanto tempo rimarrà chiuso lo Stretto di Hormuz. L’interruzione delle forniture di petrolio e gas colpisce duramente soprattutto l’Asia, ma con un certo ritardo anche la Svizzera. “Più a lungo durerà la guerra, più ne sentiremo le conseguenze”, ha proseguito Sturm. E ci vorrà molto tempo prima che la produzione di petrolio e gas in Medio Oriente possa tornare a funzionare a pieno regime. La guerra minaccia quindi il benessere anche qui da noi.
L’aumento dei prezzi della benzina fa lievitare i costi di trasporto, che vengono trasferiti ai consumatori, il che a sua volta fa aumentare il prezzo dei prodotti, ha proseguito Sturm. Ciò porta i consumatori a risparmiare in altri settori, con conseguente calo della domanda di beni e servizi. Inoltre, si profilano effetti di impatto secondario e una spirale salari-prezzi, ad esempio se i lavoratori chiedono salari più alti.
Sturm prevede per la Svizzera un aumento dell’inflazione a circa il 2% nell’anno in corso. Ciò rientra ancora nella fascia obiettivo della Banca nazionale svizzera (BNS) compresa tra lo zero e il 2%.

Il punto sulla guerra Stati Uniti-Iran
Telegiornale 25.05.2026, 20:00






