Una politica climatica priva di lungimiranza e coerenza. È così che l’Accademia svizzera delle scienze naturali (SCNAT) ha definito la strategia ambientale della Confederazione in un rapporto pubblicato giovedì. Secondo gli esperti con le misure adottate finora non è possibile raggiungere gli obiettivi fissati dalla legge.
La Confederazione risulta essere particolarmente esposta agli effetti del cambiamento climatico. Se, infatti, la temperatura media osservata sulla superficie della Terra tra il 2015 e il 2024 è stata superiore di 1,2 gradi rispetto al periodo preindustriale a livello globale, in Europa lo è stato di circa 2,2 gradi, mentre in Svizzera di circa 2,8 gradi. Il Paese, in aggiunta, si riscalda 2,2 volte più velocemente rispetto alla media mondiale. Gli obiettivi climatici approvati nel 2015 con l’Accordo di Parigi stabiliscono, tuttavia, un riscaldamento medio globale idealmente a 1,5 gradi rispetto al periodo preindustriale. La Svizzera è quindi nettamente fuori da questo limite.
Gli eventi meteorologici estremi come ondate di calore, forti precipitazioni e siccità, stanno, inoltre, diventando sempre più frequenti e intensi. Nelle Alpi, in particolar modo, lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost aumenta la frequenza dei pericoli naturali, mettendo in difficoltà sia il turismo che gli ecosistemi.
Emissioni procapite: Svizzera fanalino di coda a livello mondiale
La Svizzera è tra i Paesi con le emissioni pro capite più elevate a livello mondiale, in particolare se si considerano anche le emissioni generate all’estero dai consumi interni. Carenze sono state individuate soprattutto nei settori dei trasporti e dell’edilizia, che producono rispettivamente il 33,6% e il 22,2% dei gas serra. Al momento mancano, però, misure adeguate a contrastare il fenomeno e anche la piazza finanziaria elvetica, che con il suo ingente volume di capitali potrebbe svolgere un “ruolo chiave” nell’adattamento ai cambiamenti climatici, è riluttante a riguardo.
Come illustrato dal rapporto, una politica climatica efficace richiede un insieme coordinato di strumenti: regolamentazione, incentivi e meccanismi di mercato, accompagnati da una riallocazione degli investimenti pubblici e privati verso infrastrutture ed energie sostenibili e resilienti. L’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, la promozione dell’economia circolare e strumenti volti a orientare i comportamenti sono ritenute misure efficaci. Secondo gli scienziati, uno sforzo in questo senso potrebbe portare numerosi benefici, tra i quali un miglioramento della qualità dell’aria, della salute e della vita, oltre ad una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti e indipendenza energetica, nonché nuove opportunità economiche.
Veicoli elettrici e pompe di calore “vantaggi climatici e per le economie domestiche nel lungo periodo”
Come spiegato da Anthony Patt, esperto climatico presso il Politecnico federale di Zurigo, queste misure possono essere attuate implementando il passaggio ai veicoli elettrici e alle pompe di calore. “Sebbene richiedano investimenti iniziali, queste soluzioni consentono risparmi nel lungo periodo, configurandosi come vantaggi sia per il clima che per le economie domestiche, ma anche per il settore industriale”, sostiene l’esperto.
Il dimezzamento delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, parte dell’attuazione degli obiettivi climatici della Svizzera, si basa sull’acquisto di certificati di emissioni esteri. La Confederazione compensa, quindi, parte delle proprie emissioni finanziando progetti di sviluppo sostenibile in altri Paesi. Una soluzione che, secondo il rapporto della SCANT, può risultare conveniente nel breve termine, ma che rischia di ritardare fino al 2050 le misure necessarie per raggiungere la neutralità climatica.
Radiogiornale 12.30 del 09.04.2026: Il servizio di Aron Guidotti
RSI Info 09.04.2026, 18:21
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