La vita di Andrea Cretella è cambiata il 28 febbraio 2023. Stava lavorando all’interno del cantiere della stazione ferroviaria di Balerna quando è stato investito da un escavatore su rotaia. Ha riportato gravi ferite alle gambe, che gli sono costate l’amputazione di entrambe.
Il ricordo dell’incidente
“Ho dei ricordi sfocati” di quel giorno, racconta a Prima Ora della RSI. “Ricordo bene il prima e il dopo. Il momento in cui sono stato investito, non me lo ricordo. Ho visto quello che si spera di non dover mai vedere, una parte staccata da me. Sapevo che la situazione era veramente grave”.
“Sono entrato nella mia bolla perché ho capito che non sarei più stato la stessa persona di prima, sarei stato più diverso, più corto”, racconta.
Il libro: 136 giorni di rinascita
Andrea racconta il momento dell’incidente fino all’ultimo giorno di riabilitazione nel suo libro “136 giorni, Storia di una rinascita”, pubblicato a tre anni dalla tragedia. “Il focus è quello di poter dare una mano a qualcuno. Basterebbe anche solo una persona che legge il mio libro per dirsi ‘se ce l’ha fatta anche lui, posso farcela anche io’, come ho fatto io di riflesso quando ero nel centro di riabilitazione e ho visto persone messe veramente peggio di me”, spiega.
“L’ho scritto dopo tre anni perché avevo bisogno che la mia situazione si stabilizzasse. Sono stato molto dentro e fuori dal centro di riabilitazione per sistemare le protesi”.
Il sostegno di Roby
Una persona di sostegno Andrea l’ha avuta: Roby, la sua fidanzata, presente nel libro dalla prima all’ultima pagina. “Ci eravamo conosciuti due mesi e mezzo prima dell’incidente. Anche lei si è trovata in una situazione” grave “da gestire ma è rimasta. Non è da tutti. È nel libro perché mi sono appoggiato anche a lei. Ha avuto una forza incredibile nel sostenermi. Ci siamo anche sposati”.
La vita quotidiana con le protesi
La vita di Andrea, nonostante una storia di rinascita, di determinazione e amore, è comunque diversa rispetto a prima. Soprattutto nelle attività quotidiane. “L’esempio più evidente è fare la doccia: devo pensare di mettermi sulla carrozzina, togliere le protesi, passare dalla carrozzina al sedile montato dentro la doccia, lavarmi e rifare tutto il percorso a ritroso per uscire”.
Lo sport e il futuro
Anche l’attività sportiva non è più praticabile come prima, a causa delle protesi. “Sto ancora capendo se e quale potrebbe essere la mia direzione a livello sportivo”, spiega Andrea. “Il basket mi è sempre piaciuto, come mi piaceva anche il calcio. L’idea è di andare a vedere gli allenamenti delle squadre che giocano con la sedia a rotelle per capire se è fattibile per me”.










