Ogni decesso sul lavoro è un decesso di troppo. Così sindacato e impresari costruttori commentano l’incidente mortale di martedì a Palagnedra. Un obiettivo, quello di diminuire gli incidenti professionali, che è stato al centro degli sforzi in ambito di prevenzione, in Svizzera e in Ticino, dove si è passati dai 415 infortuni su 1’000 abitanti del 1990 ai 162 del 2024. “La frequenza degli infortuni sui cantieri in Ticino è diminuita in modo drastico grazie a una sensibilizzazione alla formazione al lavoro fatte dai partner sociali per cercare di far capire alle ditte, ai lavoratori, che la sicurezza è la questione principale”, spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI Nicola Bagnovini, direttore della Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino.
“Ci mancherebbe anche che i numeri non diminuiscano. Purtroppo aumentano i casi gravi - dice dal canto suo Giangiorgio Gargantini, segretario regionale UNIA Ticino -. L’anno scorso in Ticino abbiamo avuto 4 incidenti mortali e quest’anno abbiamo già riscontrato sui cantieri diversi incidenti gravi. E la differenza spesso tra un incidente grave e uno mortale è questione di centimetri, è questione di secondi”. Incidenti gravi che tra il 2014 e il 2024 hanno portato al decesso di 36 lavoratori in Ticino, con una media di 2,1 incidenti con esito mortale ogni 100’000 lavoratori a tempo pieno, dato che in Svizzera scende a 1,7. Sulle cause di questi numeri sindacati e impresari divergono.
Secondo Gargantini ci sono sempre una serie di concause. “Alla base c’è sempre la fretta, le pressioni per il rispetto dei termini e la necessità di correre sempre di più. La responsabilità non deve essere messa sulle spalle di un operaio che se si rifiuta di lavorare oppure pretende di lavorare nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, sarà sicuramente richiamato e rischierà il suo posto di lavoro”, dice Gargantini.
Bagnovini, invece, non crede che ci sia qualcuno “che si permetta di sacrificare la sicurezza in rapporto all’esecuzione del lavoro e alla velocità. Quindi bisogna cercare di prevedere le situazioni di pericolo ma non è facile perché c’è anche il fattore umano che abbassa automaticamente un poco la guardia. Quando fai da sempre un certo tipo di lavoro, hai la tendenza a sottovalutare il pericolo, ed è qui che diventa pericoloso”.
Le future soluzioni nasceranno probabilmente da una sintesi delle diverse posizioni e agiranno soprattutto a favore dei settori più colpiti quali l’edilizia, l’agricoltura, la selvicoltura.








