A Magliaso il futuro ha riportato alla luce il passato. Nel corso dei lavori per la costruzione delle nuove scuole elementari sono infatti emerse alcune rovine risalenti alla fine dell’epoca romana, dunque a circa 1’500 anni fa.
Gli archeologi sono al lavoro sul posto già dal mese di febbraio e avranno ancora due settimane di tempo per completare la documentazione del ritrovamento. Una volta conclusa questa fase, i resti verranno rimossi e l’area sarà liberata per permettere la realizzazione del nuovo stabile scolastico.

Rovine dell'epoca tardo romana a Magliaso
SEIDISERA 27.04.2026, 18:00
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Una scelta che può colpire, ma che non sorprende il professor Lorenzo Cantoni, titolare della cattedra UNESCO all’Università della Svizzera italiana. Interpellato dalla RSI, Cantoni sottolinea come, nel corso della storia, ogni epoca abbia lasciato tracce che possono riaffiorare durante scavi e cantieri. Davanti a questi ritrovamenti, spiega, si apre ogni volta una riflessione: conservare, musealizzare, ricoprire, rimuovere oppure lasciare spazio a nuove costruzioni.

Il passato nel presente secondo Lorenzo Cantoni (USI)
SEIDISERA 27.04.2026, 18:00
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Secondo Cantoni, il punto centrale è trovare un equilibrio tra tutela del patrimonio e necessità contemporanee. Da una parte c’è chi privilegia la conservazione e la valorizzazione dei resti; dall’altra chi ritiene che il territorio debba poter accogliere anche nuove funzioni e nuove opere. A orientare queste decisioni intervengono le leggi federali e cantonali, ma anche la sensibilità delle comunità locali.
“Non è un equilibrio facile” osserva il docente. È legittimo, ogni volta, chiedersi se sarebbe meglio preservare ciò che è stato trovato. Ma un passaggio, aggiunge, resta indispensabile: documentare accuratamente la scoperta. Anche quando non è possibile conservarla fisicamente, il ritrovamento deve essere studiato, registrato e reso parte della conoscenza storica del territorio.
Il caso di Magliaso apre così una riflessione più ampia sul rapporto di una società con il proprio passato. Cantoni richiama il concetto di patrimonio, un’eredità che ogni generazione riceve da quelle precedenti e rispetto alla quale deve prendere posizione. In certi periodi prevale la volontà di conservare, in altri quella di innovare o trasformare.
Le ragioni possono essere molteplici. Una è certamente economica: conservare costa, e non sempre le risorse disponibili permettono di mantenere, proteggere o rendere accessibili reperti e strutture antiche. In alcuni casi, spiega Cantoni, si sceglie di studiare i resti e poi ricoprirli, in attesa di condizioni migliori per preservarli.
Ma il rapporto con il passato non è fatto solo di risorse. Ci sono anche eredità scomode o dolorose, che una società può voler dimenticare. Cantoni cita l’esempio dell’Albania, dove le tracce del regime socialcomunista hanno rappresentato per molti un ricordo da cancellare dopo la riconquista della libertà. È un meccanismo antico, già noto ai romani con la damnatio memoriae, la cancellazione intenzionale di una memoria ritenuta negativa. Con il tempo, però, anche ciò che non si vuole celebrare può diventare importante da ricordare. Non come eredità positiva, ma come monito. È il caso, osserva Cantoni, della Shoah, una memoria da custodire non perché rappresenti qualcosa da onorare, ma perché serva alle generazioni future.
A Magliaso, intanto, il cantiere prosegue. Prima che il nuovo edificio scolastico prenda forma, le tracce dell’antico saranno affidate al lavoro degli archeologi. Vero, non resteranno visibili sul posto ma entreranno nella documentazione storica di un territorio che, ancora una volta, mostra come sotto il presente continui a vivere il passato.






