In Ticino continua a tener banco la riforma del sistema di nomina dei magistrati. Se ne è parlato anche oggi, lunedì, all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario al Palacongressi di Lugano, unitamente ad altri temi di rilievo per la giustizia cantonale.
Alla cerimonia d’apertura, come già in passato, non sono mancate parole pesanti. A scaldare gli animi, l’eterna questione del sistema di nomina dei magistrati, oggi basato sulla ripartizione partitica delle cariche: lo scambio delle figurine Panini, come lo ha definito Claudio Zali. Ma il dato importante è che in questo momento “più voci chiedono una modifica in questo senso”, ha dichiarato al Quotidiano il consigliere di Stato, aggiungendo di ritenere che “inizi anche nella popolazione a essere considerato significativo” il fatto che non si possa andare avanti con “polemiche o contestazioni che delegittimano la magistratura ogni volta che vi è una tornata di nomine”.
E la prossima tornata, ricordiamo, approderà in Gran Consiglio fra una settimana. Intanto si guarda alla riforma del sistema, per la quale Centro e PLR hanno appena presentato un’iniziativa parlamentare. Ciò non è piaciuto al Tribunale d’appello, anzitutto per le modalità di comunicazione. “Non è accettabile”, osserva Giovan Maria Tattarletti, che tematiche di questo tipo, che concernono l’organizzazione giudiziaria “vengano proposte estemporaneamente” con l’apertura di un anno giudiziario e “nel contesto verosimile di una campagna elettorale, senza un’attenta riflessione”. Ciò genera confusione nell’opinione pubblica e “la confusione porta a delegittimazione”, sottolinea il presidente uscente della corte.
Quanto alla logistica, si punta su Bioggio: è in questa località che il Consiglio di Stato intende edificare la nuova sede del Ministero pubblico e della polizia cantonale. È quindi importante “arrivare stavolta con una richiesta calibrata, finanziariamente sopportabile e che riesca ad avere consenso”, osserva in proposito Claudio Zali, aggiungendo che “non è scontata l’idea di portare contenuti fuori dalla città di Lugano”: ciò rappresenta “un problema politico, di cui siamo consapevoli”.
Ci sono poi le implicazioni legate all’uso dell’intelligenza artificiale: un treno sul quale bisogna salire, ha affermato Tattarletti, anche per ovviare alla carenza di risorse, ma ben sapendo che dovrà rimanere un semplice strumento. La giustizia, in sostanza, “deve rimanere in mano alle persone” chiamate a fare valutazioni, nella consapevolezza che le cause portate in tribunale “non sono pratiche astratte” ma pratiche che attengono alle persone e ad aspirazioni e posizioni “che vanno rispettate”.

Anno giudiziario al via
Il Quotidiano 01.06.2026, 19:00




