Ticino e Grigioni

Casa mia, casa mia...

Le aggregazioni sembrano aver fatto il loro tempo – Cresce la voglia di Comune a misura d’uomo

  • 16.03.2016, 07:36
  • 4 maggio, 15:14
Matilde Casasopra Bonaglia, responsabile MM/ND

Matilde Casasopra Bonaglia, responsabile MM/ND

  • Pip

L’Europa, casa comune allargata, sta soccombendo sotto i colpi di culture nazionali scarsamente amalgamate. È bastato che alle porte di questa casa bussassero masse di genti in fuga per far vacillare, dalle fondamenta, la “casa comune”. I muri di mattoni o di filo spinato stanno spuntando un po’ ovunque. Ciascuno difende, a scapito di un’ Europa “unita”, la propria identità nazionale, il proprio Stato, la propria casa. C’è, in Europa, una gran voglia di casa. Un gran bisogno d’identità. Per la paura di perdere e l’una e l’altra, condividendo la nostra ricchezza con “estranei”, gli Stati sovrani si chiudono a riccio. E così, sotto i colpi della paura di perdere identità e casa, l’Europa si sta sgretolando.

Il Ticino, circondato a est, sud e ovest, dall’Europa, sta confrontandosi con il suo essere terra di Comuni. Ne sono restati 135 dopo molte aggregazioni. Il Governo cantonale postula la costituzione di un Ticino che ne conti 23. Le resistenze, soprattutto nel Luganese – dove secondo i progetti dovrebbero restare solo sei entità comunali: Alto Vedeggio, Medio Vedeggio, Capriasca, Malcantone Est, Malcantone Ovest e Luganese – non mancano. Che senso ha avere un centro – Lugano – di oltre centomila abitanti quando, ovunque, i Comuni che funzionano meglio sembrano essere quelli compresi tra 4’500-5'500 residenti? E poi... dove lo mettiamo quel bisogno di identità e di casa che, senza scomodare Maslov, caratterizza Ticino e ticinesi alla stregua di tutti gli europei?

C’è una risposta, che anche nel nostro sondaggio d’opinione non scientifico “Tu e il tuo comune”, sembra mettere d’accordo la maggior parte dei partecipanti: il futuro dev’essere concepito con 4/5 poli e, attorno, diversi Comuni a misura d’uomo. Comuni nei quali sia bello vivere, dove la “Casa comunale” costituisca ancora un punto di riferimento, come lo costituiscono il panettiere, la scuola, il campo sportivo, il negozietto e il bar. Comuni che abbiano il profumo di casa, quella stessa della quale parlava la filastrocca della nonna: “Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia”.

Matilde Casasopra

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