Gennaio 2015. Jaques Ducry, quattro anni dopo aver interrotto la sua lunga militanza nel PLR, torna in politica. Nel PS, ma da indipendente.
“Probabilmente, dopo tanti anni, Ducry ha trovato la sua vera identità”, dice Rocco Cattaneo.
“Non sono cambiato io, è cambiato il PLR. Anzi il PL, perché di radicale non è rimasto più niente”, afferma Ducry.
“Io credo che Ducry abbia fatto 1 più 1 nella situazione attuale di questo Cantone”, dice invece Saverio Lurati chiudendo il cerchio.
Gennaio 2016. E’ ufficiale, Ducry corre per il Municipio di Lugano, sempre da indipendente ma stavolta - e questo è il dato politico principale - su una lista d’area formata da un’alleanza tra PS, Verdi, Comunisti e POP.
L'ex magistrato mette le mani avanti e precisa di non voler insidiare la poltrona della municipale uscente Cristina Zanini-Barzaghi. Aggiunge che si candida per cercare di conquistare un secondo seggio socialista in municipio e per unire le forze progressiste, iniziando da Lugano, e guardando alle elezioni Cantonali e Federali del 2019.
Il PS di Lugano lancia però subito un messaggio chiaro per tentare di sopire polemiche e speculazioni: obbiettivo numero uno, confermare la municipale uscente.
La forza elettorale di Ducry - primo eletto sulla lista per il Gran Consiglio quale indipendente nell'aprile del 2015 con 31'056 voti personali (votazione che ha provocato più di un mal di pancia in casa socialista) - lo rende però, per i suoi concorrenti, un candidato ingombrante. Tanto ingombrante da scalzare una candidata uscente? C'è chi dice di sì, ma c'è da andarci con i piedi di piombo.
Molto dipenderà dalla compattezza dell'elettorato socialista, in particolare della sua base. È chiaro che per il partito e i suoi "mammasantissima" la conferma di un uscente PS al 100% è di gran lunga preferibile all'elezione di un outsider indipendente.
Certo, c'è la variabile "grosse Koalition", che però già sta traballando. La lettera che Raoul Ghisletta ha spedito ai socialisti luganesi chiedendo loro di "raddoppiare" Zanini-Barzaghi (alle Comunali è però tecnicamente impossibile doppiare, ndr.), ai candidati degli altri partiti è andata di traverso. E comunque non stiamo parlando di grandi numeri. Realisticamente, non determinanti.
Resta il fatto che la partita tra Ducry e Zanini-Barzaghi è uno dei pochi cucchiai di sale in questa tornata elettorale luganese, poco saporita dopo l'abbuffata di 3 anni fa che ebbe il suo apice nello scontro storico tra Giorgio Giudici e Marco Borradori. C'è da capire se il duello sia reale o solo virtuale: nell'immaginario popolare e mediatico.
Joe Pieracci





