La bufera politica che ha travolto il presidente del Consiglio di Stato ticinese, Claudio Zali, si arricchisce di nuove e durissime reazioni. Dopo la Lega dei Ticinesi che prende tempo e l’MPS che sostiene che queste parole non possono essere ridotte a una questione privata, oggi (giovedì) anche i Verdi del Ticino e il movimento Avanti Ticino & Lavoro hanno preso una posizione in merito ai file audio diffusi online, nei quali si sentono frasi choc sulla violenza contro le donne attribuite al ministro leghista.
I Verdi in un comunicato stampa esprimono “profondo sconcerto” per dichiarazioni ritenute di estrema gravità. Pur riconoscendo che le parole sarebbero state pronunciate in un contesto privato, il partito sottolinea come compromettano seriamente la credibilità istituzionale di chi dirige la polizia cantonale e la magistratura. Per questo motivo i Verdi chiedono a Zali un “chiarimento pubblico” e un “immediato passo indietro” dalla gestione di questi delicati settori, da affidare a una figura super partes e non legata alla Lega. Qualora i fatti fossero confermati, per i Verdi le dimissioni dal Governo diventerebbero inevitabili. Una richiesta di passo indietro motivata anche dal procedimento penale sul caso del 14enne alla Farera.
Ancora più perentoria la presa di posizione di Avanti Ticino & Lavoro, affidata ai social: “La questione è semplice: Zali ha picchiato una donna? Se sì, se ne deve andare, punto e basta”. Il movimento esorta il Consiglio di Stato a revocargli subito la gestione di polizia e magistratura, richiamando i colleghi di Governo a non trincerarsi dietro frasi di circostanza e ad assumersi le proprie responsabilità di fronte a un tema sensibile come la violenza di genere.
I granconsiglieri invitati dall’MPS a chiedere le dimissioni
La posizione di Claudio Zali è ormai “irrimediabilmente compromessa” anche per l’MPS che si è fatto promotore di un appello pubblico con cui al consigliere di Stato viene chiesto di “rassegnare le proprie dimissioni”. L’appello è stato inviato giovedì pomeriggio a tutti i granconsiglieri: “Vi invitiamo a volerci comunicare entro domenica alle 16.00 se volete sottoscriverlo”, si legge nella email accompagnatoria.
Secondo i promotori dell’appello, Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi, “la permanenza del consigliere di Stato Claudio Zali in Governo rischia di compromettere la credibilità dell’intero Consiglio di Stato e delle istituzioni cantonali”.
Anche per il PS posizione insostenibile
Alla luce degli audio con le “frasi che incitano alla violenza sulle donne”, ma anche della vicenda che riguarda la pesante pressione sull’EOC per l’assunzione di un’amica, il Partito socialista dice: “Ora basta!”. In un comunicato diffuso nel pomeriggio di giovedì il PS ritiene che “la posizione di Claudio Zali non sia più sostenbile” e lo invita “a dare le dimissioni per tutelare il buon nome delle istituzioni e mantenere nei cittadini la fiducia nel governo, scossa da comportamenti inaccettabili”.
“Se questo passo indietro non dovesse verificarsi - continua la nota - invitiamo il Governo ad adottare tutte le misure di sua competenza per tutelare l’immagine e la credibilità delle istituzioni. Come minimo togliere a Claudio Zali la competenza della Divisione della giustizia e la presidenza del gremio governativo”.

Il caso Zali
Telegiornale 22.07.2026, 20:00

Diffusi sui social alcuni audio in cui Claudio Zali evoca azioni violente contro una donna
Il Quotidiano 22.07.2026, 19:00






