La violenza di genere continua a rappresentare una delle emergenze sociali più gravi e diffuse, come testimonia anche l’attualità stretta. E la violenza di genere emerge anche dal mondo dei social media, con modelli da un lato di mascolinità tossica e dall’altro di consapevolezza critica e attenzione da parte degli uomini. La trasmissione radiofonica SEIDISERA ha dedicato un approfondimento al tema e ha raccolto, tra le altre, la voce di Gaia, figlia della 47enne uccisa a Gnosca in febbraio. Gaia ha 20 anni, ha perso la madre 5 mesi fa e ha accettato di parlare per la prima volta ai microfoni della RSI martedì, al termine del presidio femminista organizzato dal collettivo “Io l’8 ogni giorno” in seguito al femminicidio di Faido, il terzo in sette mesi in Ticino.

Femminicidio: la parola alla figlia di una vittima
SEIDISERA 22.07.2026, 18:00
Contenuto audio
“Quando ho sentito parlare di questo femminicidio è come se avessi perso di nuovo mia madre - dice Gaia -. È stato molto duro”. In questi giorni Gaia ha spiegato di aver avuto molte ricadute. “Credo che riuscirò a rialzarmi - ha sottolineato - e a portare il simbolo femminista, nel senso che ogni femminicidio è una prova del fatto che la nostra società sta fallendo”. Gaia ritiene che sia indispensabile parlare del problema dei femminicidi e della violenza di genere. “Più se ne parla, più si può iniziare a cambiare e più le nuove generazioni capiscono l’importanza di queste tragedie. Più si entra all’interno per esempio della scuola, della Chiesa, della società intera più la cultura piano piano cambia...”.
Il lato oscuro dei social e la mascolinità tossica
Il femminicidio è l’espressione più estrema nella violenza di genere, che può manifestarsi in molti modi: abusi fisici, psicologici, economici e sessuali, spesso all’interno di relazioni affettive o familiari. La violenza di genere emerge anche dal mondo dei social media.
Esistono molte comunità online che - in vari modi - promuovono la violenza di genere e stereotipi pericolosi. Esistono in particolare chat dedicate alla cosiddetta “violenza sessuale facilitata da sostanze”. È così che si chiama ufficialmente la pratica - purtroppo emersa in vari fatti di cronaca - in cui la donna viene sedata e poi abusata. Il caso più emblematico è quello francese di Gisèle Pelicot, la donna drogata dal proprio marito e poi violentata da decine di uomini. Ma anche in Svizzera, in questi giorni, si sta parlando di un ex granconsigliere argoviese accusato di aver abusato della figlia minorenne della sua compagna e della compagna stessa, mentre erano narcotizzate. E proprio oggi, mercoledì, le ricerche di SRF mostrano che l’ex granconsigliere argoviese è accusato di un numero significativamente maggiore di reati in relazione a una terza vittima. Per l’uomo vale la presunzione di innocenza.
I social e la normalizzazione della violenza
Sui social questo fenomeno della cosiddetta “violenza sessuale facilitata da sostanze” assume dimensioni sempre più globali. Ad esempio su Telegram ci sono canali dove degli uomini si scambiano consigli su quali sostanze utilizzare, in quali dosi e persino dove reperirle.
In queste comunità online vi sono alcune caratteristiche comuni: le donne non sono più percepite come esseri umani, ma come oggetti, come corpi da dominare. Inoltre l’anonimato garantito dal web permette di dire e fare cose terribili, senza sentirsi responsabili per le proprie azioni. Anzi, si arriva quasi a essere distaccati dalla realtà e dalle conseguenze che queste violenze causano, che possono essere anche molto gravi. Infatti, da un lato c’è la pericolosità delle sostanze narcotizzanti, che in caso di overdose possono essere letali. Dall’altro le vittime parlano di danni psicologici profondissimi. Anche perché spesso si tratta di uomini che conoscono e di cui si fidano.
Violenza di genere: altri modelli di mascolinità
SEIDISERA 22.07.2026, 18:00
Contenuto audio
La consapevolezza critica dei modelli di mascolinità (masculinity awareness)
Se sui social si trovano profili che normalizzano la violenza di genere e la si promuove, dalle piattaforme stanno anche emergendo profili e comunità che promuovono altri modelli di mascolinità. Sono ambienti digitali che parlano di “masculinity awareness”, che in italiano si può tradurre in “consapevolezza critica dei modelli di mascolinità”.
Tra questi c’è una pagina su Instagram chiamata: @ma.quali.maschi. È un profilo gestito da Yari Carbonetti che si presenta come uno “Spazio di de/costruzione maschile ticinese” e organizza incontri di autocoscienza maschile, ovvero dei momenti per un pubblico maschile, appunto, dove si riflette criticamente su ruoli e stereotipi associati agli uomini.
Partendo da esempi personali si vuole risalire all’origine di alcuni comportamenti tipicamente maschili, figli delle aspettative subite dalla società: non piangere, essere forti, guadagnare di più della partner e via dicendo. Questi comportamenti possono sfociare in disagi emotivi, anche solitudine, relazioni oppressive, fino alla violenza di genere.
Proprio ieri (martedì), l’autore del profilo @ma.quali.maschi ha organizzato il primo incontro allo spazio “La Nocciola” a Bellinzona, dopo il presidio femminista.
Il costo della “virilità” per lo Stato e per tutte e tutti noi
Il profilo @ma.quali.maschi propone anche dati scientifici sul tema e analizza il patriarcato. Il libro “Il costo della virilità. Quello che l’Italia risparmierebbe se gli uomini si comportassero come le donne”, di Ginevra Bersani Franceschetti e Lucile Peytavin (Il Pensiero Scientifico Editore), consigliato in un post, si chiede quanto risparmierebbe uno Stato se gli uomini si comportassero come le donne, o ancora quanto diminuirebbe la violenza verso gli altri, e sé stessi.
In Italia - Paese preso come esempio dal libro - la mascolinità tossica costa 97 miliardi di euro l’anno e le statistiche vedono una responsabilità maschile dietro molti crimini.
Come riassume Yari Carbonetti, la virilità ammala, uccide, e costa a tutte e tutti noi. Urge quindi offrire agli uomini dei modelli di mascolinità diversi e positivi.

Terzo femminicidio in Ticino nel 2026
Il Quotidiano 14.07.2026, 19:00










