Il processo a un 34enne eritreo, accusato di tentato assassinio per aver ripetutamente colpito alla testa la compagna per motivi di gelosia nel gennaio del 2024 a Chiasso, si è aperto mercoledì mattina a Lugano.
L’uomo in aula ha ammesso parzialmente l’aggressione, ma negando una volontà omicida, non ricordando molto le modalità e giustificando il suo gesto come la conseguenza di quanto accumulato nel tempo. Una versione totalmente diversa da quella data dalla vittima in fase di inchiesta. La donna ha descritto l’imputato come molto geloso; da tempo faceva scenate per una presunta relazione di lei con un altro uomo.
Nei giorni precedenti l’aggressione, avrebbe in particolare messo un microfono in casa per raccogliere le prove del tradimento e si sarebbe poi recato con le registrazioni e la compagna in alcuni negozi di elettronica per farsi confermare la presenza di una voce maschile diversa dalla sua. Una conferma di terzi che, secondo l’imputato, gli avrebbe permesso di lasciare la compagna e i figli senza essere accusato di abbandono della famiglia da parte della comunità.
La notte dell’aggressione, la donna aveva contattato un prete ortodosso di Zurigo e fissato un appuntamento per il giorno dopo, per organizzare una conciliazione. Da qui sarebbe iniziata la lite con la conseguente aggressione.








