Si sta allargando l'inchiesta che ruota attorno all'attività della Consulgroup. Il filone principale dell'indagine ha permesso di porre in stato di fermo altre due persone, protagoniste a monte della già nota vicenda di riciclaggio. Si tratta di una coppia di italiani residenti nel Mendrisiotto. Lei sulla settantina, lui più giovane. Sono stati fermati mercoledì sera. L'uomo è titolare, in Italia, di una società attiva nel commercio all'ingrosso di farmaci.
Un commercio solo in parte alla luce del sole. In realtà avrebbero operato anche nell'ombra comprando sul mercato nero prodotti di provenienza illecita. Probabilmente rubati. Tra questi farmaci da banco e antitumorali. Poi rivenduti nel Nord Europa.
E sono proprio i soldi sporchi di questo traffico ad essere transitati in Ticino, a Rancate, alla Consulgroup, di cui uno dei due titolari è tuttora in carcere. I movimenti di denaro sarebbero stati possibili grazie all'aiuto fornito dal funzionario di banca arrestato anch'esso negli scorsi giorni. Lui avrebbe aperto dei conti sapendo che le generalità fornite dai clienti non erano corrette. Riciclaggio aggravato e falsità in documenti le ipotesi di reato formulate nei suoi confronti dal procuratore pubblico Andrea Balerna.
Dei due clienti fermati mercoledì, l'uomo ha ammesso di aver incassato e riciclato più di un milione di franchi. Ha detto che sapeva della provenienza illecita dei farmaci ma non che fossero addirittura rubati. Nel caso della donna le ammissioni sarebbero solo parziali.
Questo giro di denaro ha permesso agli inquirenti di individuare alla Consulgroup altri movimenti sospetti riconducibili a diversi clienti. Non è azzardato aspettarsi nuovi sviluppi.
C.Romelli/F.Lepori






