La vittoria a sorpresa di Samuele Cavadini nella corsa a sindaco di Mendrisio è la notizia del giorno sui giornali ticinesi di lunedì. E i fondi dei direttori, Fabio Pontiggia per il Corriere del Ticino e Matteo Caratti per laRegione Ticino, cercano di analizzare il risultato ottenuto da Cavadini, che ha nettamente sconfitto il consigliere nazionale Marco Romano, chiamato dal PPD a raccogliere l’eredità di Carlo Croci.
Fabio Pontiggia: "Fulmine che annuncia la tempesta"
Pontiggia segnala la rilevante differenza di schede a favore di Cavadini: una sorpresa che però, viste le dimensioni, mette in evidenza altri aspetti. In primis i dati di panachage, che in quest’occasione hanno favorito il candidato PLR mentre alle Comunali di due anni fa premiarono Romano. Per Fabio Pontiggia inoltre un plusvalore di Cavadini è stata la territorialità, con il neo sindaco apparso più “di vicinanza” rispetto al deputato spesso assente perché impegnato a Palazzo federale.
Infine il direttore del quotidiano luganese pone l’accento sul fatto che “il tonfo del 27 maggio è sintomo di un malessere assai più profondo” per il PPD, che è confrontato con le difficoltà del presidente cantonale Fiorenzo Dadò e del Consigliere di Stato Paolo Beltraminelli, a cui si sommano “le difficoltà della stampa cattolica”.
E Pontiggia rimarca infine che in casa pipidina c’è già chi nutre timori in prospettiva delle elezioni cantonali, sempre più vicine.
Matteo Caratti: "È Mendrisio ed è davvero politica"
Matteo Caratti, direttore de laRegione Ticino, rielabora lo slogan elettorale di Samuele Cavadini, segnalando che quanto avvenuto “è Mendrisio ed è…politica”, ricordando che il cospicuo quanto sorprendente divario che ha separato il candidato PLR dal consigliere nazionale è pure dovuto alla particolare situazione in cui versa il partito popolare-democratico.
Tale risultato, fa notare, si è venuto a creare in un momento che vede il PPD “da mesi” di fronte a fatti come “lo scandalo Argo1 che ha fatto tremare i suoi vertici” e “vive forti tensioni interne tra chi vuole continuità e chi auspica che le due locomotive (Dadò e Beltraminelli, ndr) siano sostituite”.
Caratti ricorda pure che paragonare la sconfitta di Romano con quella del PLR a Lugano nel 2013 è un errore poiché la Lega espugnò “il feudo di Giorgio Giudici” con “una macchina elettorale chiamata Marco Borradori” e non con un "peso piuma" come Cavadini.
E conclude segnalando che “a questo punto le prossime elezioni cantonali rischiano di essere tutto tranne che scontate”, con il PLR che mira al raddoppio da affiancare a Vitta a spese di Beltraminelli.
EnCa
RG 07.00 del 28 maggio 2018 - Il servizio di Giorgia Roggiani
RSI Info 28.05.2018, 09:39
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