Ticino e Grigioni

Delitto Brusio, minacce ai testi

Spuntano in aula lettere minatorie e un poschiavino chiede garanzie per testimoniare

  • 13.11.2013, 19:52
  • 4 maggio, 12:11
La corte riunita  1/2

La corte riunita 1/2

  • Marsetti-rsi

Si fa sempre più intricata la vicenda processuale per fare luce sulla morte di Gianpiero Ferrari e Gabriella Plozza i due coniugi di Zalende massacrati nella loro azienda nel novembre del 2010. Oggi in aula si è appreso che oltre ad un testimone italiano, è stato minacciato di morte anche l’avvocato dei coniugi uccisi. Il legale di Poschiavo avrebbe ricevuto una lettera anonima con un messaggio inequivocabile. Anzi, le missive recapitate sarebbero addirittura due, una delle quali firmata “i bulgari” .

Ma non è l’unica novità emersa oggi, mercoledì, a Sondrio dove erano stati convocati a testimoniare – tra gli altri – anche i parenti stretti delle vittime e l’ex autotrasportatore poschiavino che per questa vicenda si è fatto pure del carcere in Svizzera. L’uomo non si è presentato ma ha fatto sapere di volere la garanzia che – una volta varcato il confine – non verrà arrestato. Si è infatti appreso che l’uomo risulta iscritto a notizie di reato dalla Procura di Sondrio “anche per altri reati diversi da quello di omicidio”. In una parola, oltre ad un’inchiesta aperta dalla procura grigionese a carico suo e dei due attuali imputati a Sondrio (Ezio gatti e Ruslan Cojocaru), esiste un altro fascicolo oltre confine, correlato a quello del delitto di Brusio. Al termine dell’udienza il presidente della Corte ha chiesto alla Procura di rassicurare il co-indagato (che in quanto tale potrà avvalersi della facoltà di non rispondere) che su di lui non pende alcun mandato di arresto.

Nel pomeriggio sono stati sentiti il fratello e il nipote delle vittime – presente in aula anche il figlio primogenito dei coniugi uccisi - che hanno dato un quadro poco edificante dei rapporti tra le due famiglie, poiché più volte sarebbero state impugnate armi per far valere pretese o fare minacce. E’ stato sentito anche l’avvocato che Ezio Gatti ingaggiò - prima del delitto - per recuperare un credito di 84mila franchi che il valtellinese vantava nei confronti dell'ex autotraportatore poschiavino. Il legale ticinese ha raccontato della vicenda legata ad un semirimochio che Gatti aveva acquistato dall’imprenditore poi fallito, ma del quale non entrò mai in possesso perché finì in mano alle vittime. Il valtellinese denunciò l’uomo per appropriazione indebita e intentò una causa civile che chiamò in causa i Ferrari. Causa che poi Gatti fermò “per rispetto alle vittime” dopo il delitto.

All’udienza era presente tra il pubblico anche il sergente maggiore della polizia giudiziaria che sta ancora indagando in Svizzera su questa vicenda.

Antonia Marsetti

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