Al di là dell’innegabile priorità del contenimento della pandemia, ciò a cui ci siamo trovati di fronte è, tra i tanti, anche il rischio di un sovvertimento del nostro sistema di valori e di libertà. L'impossibilità di rivendicare pubblicamente i propri diritti e le proprie idee ha o avrà conseguenze secondo lei?
“Quello che è successo è che un po’ tutto il paesaggio pubblico è stato ridisegnato e ridefinito. Non dimentichiamo che quando usciamo di casa e camminiamo per strada siamo già sul suolo pubblico. Il fatto che certi comportamenti siano stati in qualche modo alterati, sul suolo pubblico spesso bisogna indossare la mascherina, vuol dire che si è intervenuti su quella che è la definizione. Si è agito in modo tale da ridefinire tutto quello che è lo spazio pubblico nelle sue dimensioni più vivibili e più concrete”.
Si arriverà a un momento in cui si potrà negoziare di nuovo uno spazio pubblico (ovviamente sicurezza sanitaria permettendo) senza la mascherina?
“Penso che si possa ragionare anche in questi termini. Ci sono regolamenti che sono stati aggiunti, ridefiniti e magari resi più severi però si può anche dirsi: queste restrizioni potrebbero essere allentate sempre di più. La normalità è quindi forse un cammino a ritroso a questo punto. Se prima si era assistito ad un’aggiunta di elementi che hanno trasformato la nostra quotidianità ora ci stiamo avvicinando a un cammino in cui pian piano tutti questi elementi verranno tolti. Io spero sia così”.
Lei parlava del paesaggio pubblico che è cambiato: anche il modo di viverlo andrà contrattato da qui via?
“Mi riallaccio alla questione delle manifestazioni pubbliche: la protesta, lo spirito critico e il dissenso che si esprimono nei confronti delle restrizioni è legato prima di tutto a questa ingerenza – se così si può chiamare – dello Stato nella sfera pubblica e nel vissuto quotidiano dei cittadini. Io lo vedo quindi più come un problema diffuso e non è legato solo al fatto di potersi organizzare e protestare in modo organizzato in una piazza. Questa protesta è dovuta prima di tutto alla necessità di una riflessione su quelle che sono state le implicazioni di questa ridefinizione dello spazio pubblico”.
Cosa è mancato fin qui?
“Spesso è mancata una sana riflessione sul pluralismo dei punti di vista. Penso sia importante anche a livello simbolico creare lo spazio per questo dibattito. Non bisogna aver paura di mostrare punti di vista diversi. Bisogna anzi dargli voce”.
Si tornerà a manifestare nelle piazze e a manifestare cosa?
“Penso sia importante tornare a manifestare nelle piazze, perché è importante riuscire a tenere vivo l’insieme delle questioni emerse in questo periodo difficile. Forse la piazza può essere una voce collettiva e quindi dev’essere rianimata per mantenere viva quella riflessione critica sulla possibilità di un cambiamento”.





