Alain Berset può portare avanti la sua idea di aumentare a 65 anni l'età di pensionamento delle donne. Il Consiglio federale lo ha incaricato oggi di ripresentarsi in estate con le linee direttive di una riforma dell'intera previdenza per la vecchiaia, dunque sia dell'AVS che del secondo pilastro, che dovrebbe essere posta in consultazione entro la fine del 2013, discussa dal Parlamento nel 2014 o 2015 ed entrare in vigore nel 2019-2020.
Il ministro dell'interno intende mettere un freno ai pensionamenti anticipati e incitare a lavorare più a lungo, come la stampa aveva già anticipato ieri. Attualmente, in media un uomo cessa l'attività lavorativa a 64,1 anni e una donna a 62,6.
Aumentare l'IVA per sostenere l'AVS
Per assicurare il finanziamento a lungo termine e garantire un livello di vita dignitoso, in considerazione del progressivo invecchiamento della popolazione, si dovrà trovare una nuova fonte di entrate per l'AVS. Il consigliere federale socialista privilegia la via di un aumento dell'IVA, una soluzione in grado di raccogliere una maggioranza di favorevoli.
Abbassare il tasso di conversione
Per quanto riguarda le cassa pensione, un'ulteriore diminuzione del tasso di conversione (quello che permette di calcolare la rendita sulla base del capitale accumulato) appare inevitabile agli occhi del consigliere federale socialista, che per compensarlo potrebbe proporre di intervenire sui contributi. Jörg Brechbühl, direttore dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, suggerisce inoltre che si cominci a versarli già prima dei 25 anni di età attuali.
Al PS due punti non vanno giù
Per Berset una riforma di tale portata dovrà per forza passare per un compromesso, ma le prime reazioni negative sono arrivate dal suo stesso partito: il PS apprezza l'intenzione di rivedere l'intero sistema di previdenza e di rinunciare per esempio al pensionamento a 67 anni, ma si oppone a portarlo a 65 anni per le donne, proponendo invece un sistema che dipenda dalla durezza della professione esercitata e dagli anni di contributi pagati, con quiescenza dopo 42 anni di lavoro e fra i 62 e i 65 di età. I socialisti dicono "no" anche alla correzione al ribasso del tasso di conversione per il secondo pilastro. Prima di tutto, sostengono, bisognerebbe aumentare la sorveglianza sugli assicuratori, alcuni dei quali realizzano guadagni eccessivi, una posizione condivisa Travail.Suisse e Unione sindacale svizzera, secondo le quali il tasso può essere ridotto soltanto se il livello delle rendite verrà mantenuto.
Le altre reazioni
Per il Partito borghese democratico, fra i primi a prendere posizione, le proposte di Berset "vanno nella giusta direzione. La pensa così anche l'UDC, che mette in guardia però da una confusione fra i tre pilastri, che insieme costituiscono un sistema che ha dato buoni risultati. "Per ognuno bisognerà trovare un modo di finanziamento adeguato", affermano i democentristi, che, come il PLR, premono inoltre perché il Governo acceleri i tempi rispetto al calendario definito oggi. L'Associazione svizzera delle istituzioni di previdenza, dal canto suo, è soddisfatta, ma auspica che la sfera di sua competenza non venga indebolita a vantaggio dell'AVS. L'Unione delle arti e mestieri ritiene infine che la riforma dell'AVS sia destinata a fallire senza un freno all'indebitamento e un adattamento progressivo dell'età pensionabile: altrimenti, non sarà sopportabile per l'economia.
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La corrispondenza di Mattia Serena
RSI Info 21.11.2012, 19:32
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Marina Carobbio, vicepresidente del PS, in collegamento con l'RG
RSI Info 21.11.2012, 19:32








