Gli agricoltori ticinesi tornano a chiedere alla politica uno sforzo più deciso in difesa del settore. Dalla protezione dei terreni agricoli al sostegno alla formazione continua, passando per la promozione dei prodotti locali e il contenimento delle importazioni, l’Unione dei contadini ticinesi sollecita interventi concreti.
Secondo il presidente Omar Pedrini, il margine d’azione della politica resta ampio, soprattutto in alcuni comparti particolarmente sotto pressione. “Se penso alla situazione lattiero-casearia, anche nazionale, la politica può essere maggiormente di sostegno per quanto riguarda le regole del gioco, specialmente a livello internazionale. Nel settore della viticoltura direi la stessa cosa, e anche sul tema del lupo. Dunque sì, la politica può sempre fare di più”, afferma Pedrini.
SEIDISERA del 02.05.2026: Il servizio di Romina Lara sull’assemblea della Camera cantonale dell’agricoltura
RSI Info 02.05.2026, 18:00
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Tra le priorità indicate vi è anche una maggiore attenzione ai prodotti del territorio, non solo da parte dei consumatori, ma anche da parte degli enti pubblici e degli organizzatori di eventi sostenuti con fondi pubblici. Per l’Unione dei contadini ticinesi, proprio queste manifestazioni dovrebbero essere le prime a dare il buon esempio. “Noi siamo dell’idea che, specialmente gli eventi sostenuti dall’ente pubblico al quale spesso chiediamo aiuto - chiosa - debbano essere i primi posti dove a prevalere sono i prodotti locali”.
L’appello non si ferma però al settore pubblico. Anche i privati, secondo il presidente dell’Unione, possono contribuire maggiormente alla valorizzazione dell’agricoltura locale. Il prezzo, osserva Pedrini, viene spesso usato come giustificazione per non acquistare prodotti ticinesi, ma non sarebbe l’unico vero ostacolo. “La scusa del prezzo è quella che viene utilizzata più spesso. In realtà, dietro c’è anche una mancanza di conoscenza dei prodotti del territorio e dei luoghi dove reperirli”, aggiunge.
Pedrini rivendica inoltre l’impegno del settore agricolo nel privilegiare, quando possibile, acquisti e forza lavoro locali. Tuttavia, precisa, in alcuni ambiti non sempre è semplice trovare personale residente, in particolare per le attività stagionali.
Vino: puntare sulla qualità più che sulla quantità
Sul settore itivinicolo, il consigliere di Stato Christian Vitta ha ricordato la situazione della Romandia, dove il calo dei consumi ha generato un’importante quantità di prodotto invenduto. In Ticino la situazione resta per ora gestibile, ma occorre guardare avanti.
“Dobbiamo puntare maggiormente sulla qualità del prodotto e meno sulla quantità. Bisogna lavorare anche sull’innovazione, su nuovi vitigni più resistenti, che permettano al settore di evolvere”. Una posizione che Pedrini commenta con cautela. L’invito a produrre meno, spiega, è già stato rivolto anche ad altri settori, come quello lattiero-caseario. Ma per i produttori, questo significa spesso ridurre il reddito.
“Quello che è pesante da sopportare è che si continua a chiedere sacrifici ai produttori indigeni, ma nessuno vuole veramente mettere mano alle importazioni di determinati prodotti. È qui che, secondo noi, bisogna cambiare le regole del gioco”, afferma il presidente dell’Unione dei contadini ticinesi.
L’ultimo appello riguarda la difesa del territorio agricolo. Quando servono spazi per grandi cantieri o infrastrutture, non siano sempre i terreni agricoli a pagare il prezzo più alto.






