Il Bosco delle Querce di Seveso, un’oasi verde simbolo di rinascita ecologica dopo il disastro della ICMESA di 50 anni fa, si trova al centro di forti tensioni. A riaccendere il dibattito attorno ai destini dell’area in provincia di Monza e Brianza, a una ventina di chilometri dal confine con il Ticino, è il progetto dell’autostrada Pedemontana, contestato dagli ambientalisti locali ancor più vivamente in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro industriale. Il parco è sorto sopra le discariche in cui furono depositati terreno e materiali contaminati, sviluppatosi negli anni attorno all’unico albero sopravvissuto al disastro di Seveso e di recente insignito del prestigioso Marchio del Patrimonio Europeo.
La minaccia al bosco
Il tracciato previsto per la tratta B2, tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno, minaccia direttamente la fascia di confine della riserva naturale. “Il progetto di Pedemontana prevede di lambire il confine del Bosco delle Querce, entrare parzialmente e sradicare tutti gli alberi che sono lungo questo tracciato”, spiega alla RSI Maurizio Zilio, presidente del Circolo Legambiente di Seveso. Il Circolo è intitolato a “Laura Conti”, medica e pioniera dell’ecologia che denunciò il disastro del 1976. Da quella lotta nacque l’attuale Legambiente, di cui fu fondatrice nel 1980.
Compensazioni insufficienti
Anche se sono previsti dei piani di compensazione con l’ampliamento del parco in altre zone, la perdita del patrimonio boschivo attuale non si può recuperare rapidamente. “Il bosco verrà ampliato da altre parti, però gli alberi saranno demoliti, sradicati. Per riavere alberi come quelli di oggi dovremo aspettare altri 50 anni. Nel frattempo avremo una radura con degli alberelli appena piantumati che non avranno nessuna funzione”, aggiunge il presidente del Circolo.
Il rischio diossina
La preoccupazione non riguarda soltanto il disboscamento, ma si estende alle operazioni di scavo in un terreno ancora contaminato. “Ci attendevamo quello che poi si è verificato e cioè che l’asportazione di soli 30 centimetri di terreno non fosse sufficiente, perché la diossina è anche oltre questo livello di suolo”, sottolinea, da parte sua, Alberto Colombo, attivista della Sinistra Ambiente Meda.
Per l’esponente ambientalista, i lavori dovranno proseguire in profondità. “La bonifica in molte zone non ha raggiunto l’obiettivo e Pedemontana dovrà continuare a scavare fino a certificare con le analisi chimiche il livello di soglia previsto dalla legge, cioè i 10 nanogrammi al chilo nelle zone residenziali e 100 in quelle industriali. In molte aree siamo ancora lontani da questi due valori”, precisa l’attivista.
Un anniversario carico di tensioni

Seveso, il dramma della nube
RSI Archivi 12.08.1976, 15:06
La concomitanza dei cantieri con la ricorrenza dell’incidente avvenuto il 10 luglio 1976 rende la discussione molto sensibile per i gruppi locali. “Noi questo anniversario lo stiamo vivendo in modo intenso, perché vorremmo andare oltre la pura e mera celebrazione”, ricorda l’esponente di Sinistra Ambiente Meda. Di recente hanno inviato un appello direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Gli attivisti chiedono di intervenire per fermare i lavori per il nuovo troncone della Pedemontana al Capo dello Stato che oggi parteciperà alla commemorazione ufficiale al Bosco delle Querce.
La preoccupazione principale è che le celebrazioni mettano in secondo piano i problemi storici. “La narrazione purtroppo trascura molti aspetti di storia e di memoria di quella che è stata una vera tragedia e trascura anche le criticità con cui ancora dobbiamo avere a che fare”, conclude Alberto Colombo tra gli alberi del Bosco delle Querce che gli ambientalisti si impegnano a difendere.

“Il Tascabile”
La rivista 08.07.2026, 08:50
Contenuto audio








