Il Partito liberale radicale cantonale chiede alla deputazione ticinese alle Camere federali, con una lettera apera indirizzata al suo presidente Fabio Regazzi, di attivarsi immediatamente con il Consiglio federale e con i loro “colleghi” alle Camere in vista dei dibattiti relativi alle trattative tra Svizzera e Italia.
La missiva giunge a pochi giorni dopo che la Consigliera federale, Eveline Widmer-Schlumpf lo scorso 25 febbraio ha comunicato all’Esecutivo cantonale che l’accordo sui frontalieri del 1974 non verrà disdetto ma farà parte di una mediazione più ambia tra Berna e Roma.
“La modifica puntuale dell’accordo non sarebbe una soluzione per il Ticino”, scrive il PLR. “Rivedere alcuni aspetti, come le percentuali di ristorno” non basta, scrive il partito del presidente Rocco Cattaneo. “Il grosso problema è costituito da quello che a tutti gli effetti è una sovvenzione fiscale ai lavoratori frontalieri che mette in difficoltà quelli residenti”, si piega.
Il nuovo accordo, sempre secondo il PLR, porterebbe alla Svizzera e all’Italia dei benefici, il cui prezzo, però, (“dumping salariale e ammanco sul fronte delle entrate fiscali”) sarebbe “caricato sul Ticino e sulla sua popolazione”.
“Solo se ogni membro della deputazione saprà portare le giuste motivazioni nei rispettivi gruppi, spiegando quanto questo accordo sia dannoso per il nostro mercato del lavoro e per le finanze pubbliche del Canton Ticino, si potrà sperare di ottenere un appoggio da parte del parlamento federale per convincere il Consiglio federale a procedere alla denuncia, entro il 30 giugno 2014, dell’accordo sui frontalieri e della Convenzione contro la doppia imposizione con l’Italia”, conclude la lettera.
Red MM/ab
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