L’istituto scolastico più antico del Canton Ticino è il Collegio Papio di Ascona. Una scuola che vanta una tradizione secolare e nella quale hanno studiato personalità di spicco della storia svizzera, come i consiglieri federali Giuseppe Motta e Flavio Cotti.
La storia del Collegio ha inizio con Bartolomeo Papio, asconese emigrato a Roma per prestare servizio alla famiglia Orsini. In punto di morte e senza eredi, Papio decide di destinare 25’000 scudi e il proprio palazzo ad Ascona alla fondazione di una scuola per la gioventù del villaggio. “Bartolomeo Papio anticipa di qualche secolo il pensiero di Stefano Franscini. I ragazzi e i bambini del villaggio, invece di stare in giro per il paese, potevano avere un luogo dove imparare a leggere e a scrivere”, racconta ai microfoni del Quotidiano Michela Zucconi Poncini, conservatrice del Museo comunale di Ascona.
Il palazzo lasciato in eredità da Papio - l’attuale Municipio di Ascona - non si rivelò però adatto a ospitare un collegio: troppo vicino al lago, dove i pescatori, tra schiamazzi e imprecazioni, riparavano le barche e contrattavano il prezzo del pesce.
A risolvere la questione fu l’Arcivescovo di Milano Carlo Borromeo che, giunto ad Ascona con il suo architetto Pellegrino Tibaldi, propose uno scambio di terreni: il palazzo sul lungolago in cambio della Chiesa di Santa Maria della Misericordia e i suoi terreni annessi. È così che nacque l’attuale Collegio Papio.
Il Collegio del Papio e le sfide da affrontare
Oggi il Collegio appartiene alla Curia. Don Mino Grampa e don Patrizio Foletti sono stati gli ultimi rettori; il laico Adrian Pablé, nominato lo scorso anno, è rimasto in carica solo per pochi mesi. Anche il Consiglio di fondazione è stato quasi rinnovato per intero.
La presidenza, su invito diretto del Vescovo Alain De Raemy, è stata affidata ad Albino Zgraggen, che vanta una lunghissima esperienza nella scuola pubblica. Subentra a Filippo Lombardi, rimasto in carica dal 2008 fino all’anno scorso.
Da circa un decennio, però, l’istituto è in difficoltà. “Il nuovo Consiglio di fondazione si è trovato di fronte ad una situazione critica: da dieci anni il numero degli allievi è sceso costantemente da 350 a 210. Di conseguenza, le finanze sono in difficoltà”, spiega Albino Zgraggen. “Già cinque anni fa si sarebbero dovute adottare delle misure ma l’unica realizzata è quella della maturità italiana che non ha portato ai risultati sperati. Il numero degli studenti del liceo è diminuito”.
Per rilanciare questo percorso formativo si attende l’avallo definito da Roma per la maturità italiana. Ma le difficoltà si manifestano anche a livello locale: negli ultimi dieci anni gli studenti domiciliati ad Ascona sono passati da 89 a 26. Parallelamente, si è ridotto anche il contributo stanziato dal Comune per sostenere le rette dei domiciliati. “C’è stata una diminuzione dei contributi dovuta anche ad un contingente del comune di Ascona che, come tanti comuni in Ticino, hanno avuto dei momenti di difficoltà finanziaria. Questo ha fatto pensare all’ente pubblico ma anche al collegio, di rivedere i propri compiti. Però, le difficoltà finanziarie che la popolazione oggi incontra, sono effettive” osserva Maurizio Checchi, municipale di Ascona.
Ad aggravare la crisi finanziaria ha contribuito anche la costruzione della nuova mensa: progettata nel 2013 in un periodo di solidità economica, è stata inaugurata nel 2021 con una spesa complessiva di 9 milioni di franchi.
Il Collegio Papio ha chiuso lo scorso anno con un deficit di 200’000 franchi, ma il disavanzo è maggiore ed è stato coperto dalla Diocesi per circa 500’000 franchi. Ora, il Consiglio di fondazione sta cercando di introdurre misure puntuali di risparmio sul prossimo anno scolastico, che per il momento non toccano il personale docente.
Nel frattempo, si cerca un nuovo rettore di profilo laico, con una profonda conoscenza della scuola ticinese e competenze manageriali, considerate le attuali difficoltà finanziarie.
“Non mi preoccupo del futuro del Collegio perché conosco il passato del Papio. Le fasi altalenanti e difficili sono state parecchie”, conclude Checchi. Infatti, quando nel 1964 la Diocesi rilevò il collegio, la situazione era peggiore: gli studenti erano 200 e i debiti erano ancora più elevati. Inoltre, la Diocesi dovette versare un’indennità ai benedettini che lasciavano il Collegio.







