Il Piemonte chiede acqua al Canton Ticino attraverso il Lago Maggiore e il Consiglio di Stato risponde: “Nì”. Ovvero, nella risposta resa pubblica venerdì, il Governo ticinese esprime il “proprio accordo di principio sulla necessità di operare in maniera congiunta, nell’interesse del territorio”. Ma poi sottolinea la situazione idrica acuta che si vive anche in Svizzera, tanto da “rendere difficile il rilascio di quantitativi di acqua rilevanti”.
“Anche la Svizzera - si legge nella nota - è attualmente confrontata con una situazione di allerta per siccità, a causa delle scarse precipitazioni: lo dimostra il fatto che l’attuale riserva di acqua contenuta nei bacini idroelettrici ticinesi si situa al limite inferiore dei dati registrati negli ultimi 10 anni. Questo stato di cose potrebbe rendere difficile un rilascio di quantitativi di acqua rilevanti, anche per ragioni di tutela della riserva idroelettrica invernale”.
Nella sua risposta il Governo ha anche specificato che nell’ambito del quadro legale vigente, “il Cantone Ticino dispone di un margine di manovra ridotto, in quanto la maggior parte delle acque sottostà a un regime di concessioni attribuite nel secolo scorso ad operatori privati con sede oltralpe, nei confronti dei quali il Cantone non ha autorità”. Insomma un “non possumus” motivato da ragioni idriche, ma anche di competenza.
È stata invece garantita la disponibilità qualora la Regione Piemonte fosse confrontata con una situazione di emergenza idrica relativa all’acqua potabile. In quel caso il Consiglio di Stato ha dato la propria disponibilità nel mettere a disposizione in tempi rapidi un’unità mobile per il trattamento dell’acqua.

Il Piemonte chiede acqua al Ticino
Il Quotidiano 15.07.2026, 19:00






