Ticino e Grigioni

Il futuro degli alpeggi? Il drone o la recinzione virtuale

La digitalizzazione potrebbe facilitare il lavoro del pastore. C’è chi vuole cambiare la legge per introdurre innovazioni, ma non tutti i malgari la vedono allo stesso modo

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Chi sostiene cambiamenti tecnologici vuole favorire una professione che soffre della mancanza di manodopera
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GrigioniSera del 06.07.2026 Il servizio di Luca Beti

RSI Info 06.07.2026, 19:00

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Di: Grigioni Sera - Luca Beti / pon 

La digitalizzazione, già una realtà nell’agricoltura di pianura, potrebbe cambiare sempre più in futuro anche quella di montagna e l’allevamento in particolare. Un’interpellanza depositata in giugno a Berna da Ernst Wandfluh, consigliere nazionale e presidente della Società svizzera di economia alpestre, chiede per esempio di autorizzare anche nella Confederazione l’uso delle recinzioni virtuali, già permesso in altri Paesi europei.

Come funzionano? L’allevatore definisce il perimetro dentro il quale gli animali possono pascolare sugli alpeggi e li dota di un collare dotato di GPS collegato a un’applicazione per lo smartphone. Il collare emette dapprima un segnale acustico di avvertimento, poi un impulso elettrico se l’animale supera la recinzione virtuale. Secondo Agroscope, il centro di competenza federale per la ricerca agronomica, la tecnologia funziona sia in pianura sia nelle zone di montagna.

Facilitare il lavoro

Wandfluh si augura che il Governo prenda spunto dalla sua richiesta e proponga la necessaria modifica della legge sulla protezione degli animali. “Mi auguro che così in futuro diventi più semplice controllare e gestire gli animali”, ha affermato ai microfoni della RSI. E potrebbe essere alleviata la carenza di manodopera del settore.

Non tutti la vedono così, però. Da Kandersteg dove lavora Wandfluh all’Alp da Buond nei Grigioni, dove Otmaro Beti, un alpigiano di seconda generazione, guarda a queste innovazioni con un certo scetticismo.

La tecnologia “è solo un supporto”

Secondo lui, 90 giorni estivi sugli alpeggi sono troppo brevi: “In un periodo così corto non riesci ad abituare tutti i bovini ad adattarsi a questo sistema”.

Beti non rifiuta qualsiasi supporto tecnologico. Anzi, “stiamo valutando la gestione dell’alpeggio mediante dei droni”, sfruttando geolocalizzazione e camera termica, spiega. Allo stesso tempo però, “il bello della montagna e del lavoro del pastore è poter uscire sul pascolo”. La tecnologia può essere solo “un’alternativa e un supporto tecnico”.

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