Il Ticino ha detto sì, ma senza la forza che molti si aspettavano. Dietro quel 50,66% a favore dell’iniziativa UDC per fissare un tetto di 10 milioni di abitanti in Svizzera, i sindaci di Lugano e Bellinzona leggono soprattutto un segnale, ossia che il mondo del lavoro pesa, e pesa sempre di più.
L’esito del voto ha sorpreso perché, su temi analoghi, il cantone si era spesso distinto per risultati ben più netti. Il confronto più immediato è con il 2014, quando l’iniziativa contro l’immigrazione di massa raccolse in Ticino il 68% dei consensi. Una differenza di quasi 18 punti percentuali, la più marcata a livello svizzero. Domenica, invece, il sì non ha sforato che di poco la soglia della maggioranza. Una spiegazione possibile sta nella crescente consapevolezza che il sistema economico, in Ticino come nel resto del Paese, ha bisogno di manodopera. Un’altra lettura, più legata alla realtà cantonale, riguarda il timore che limitare i nuovi arrivi possa rendere il frontalierato l’unica risposta possibile alla sete di personale, con tutte le conseguenze note: traffico, pressione sui salari e tensioni sul territorio.
A Lugano, dove il no ha prevalso di misura, il sindaco Michele Foletti collega il risultato al ruolo economico della città. “Lugano è il motore economico del cantone”, osserva. “La questione del personale qualificato e capace sta diventando sempre più pressante per gli operatori economici. Probabilmente il voto risicato a favore del no può essere letto anche in questo modo”.
Diversa la sfumatura a Bellinzona, dove il risultato (un sì risicatissimo) ha colpito il sindaco Mario Branda. “Bellinzona mi ha un po’ sorpreso”, ammette. A suo giudizio, il peso dell’economia può aver inciso in modo diverso a seconda dei territori: dove il tessuto economico è più presente e influente, l’appello contro l’iniziativa potrebbe aver avuto maggiore effetto. Nel Bellinzonese, aggiunge, questa componente appare meno determinante.
Il tema del frontalierato resta comunque centrale. In campagna si è sostenuto che, se l’iniziativa fosse passata, l’unico modo per garantire manodopera sarebbe stato ricorrere ancora di più ai frontalieri. E quindi con un impatto anche sul traffico. Su questo punto Foletti invita però a evitare letture troppo semplici. “Negli ultimi anni - chiosa - abbiamo avuto un enorme aumento dell’utilizzo del trasporto pubblico, ma non una diminuzione del traffico. E i frontalieri sono rimasti stabili, se non in lieve diminuzione. L’aumento del traffico individuale è dovuto soprattutto a chi vive in Ticino”.
Per Bellinzona, Branda invita invece a inserire il voto in una dimensione regionale. Già nel 2014 la capitale ticinese, allora non ancora aggregata, aveva votato sì all’iniziativa contro l’immigrazione di massa con il 60%. Nel 2020, con la nuova Bellinzona, l’iniziativa per la limitazione era stata approvata al 51%. Anche il risultato di domenica, quindi, non appare del tutto fuori dalla storia recente del territorio. Resta da capire se il voto dica qualcosa anche sul clima politico cantonale. Per Foletti non si può parlare di esaurimento dell’effetto leghista. Piuttosto, dice, potrebbe essersi affievolita la fiducia nell’efficacia concreta di iniziative “seducenti” ma difficili da tradurre in soluzioni reali. C’è anche il tempo di una battuta da parte dei due politici che smorza ogni tipo di proposta di “arrocchino” tra i sindaci delle due città.

Bocciata l'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni"
Telegiornale 14.06.2026, 20:00









