Lavoro nero in calo in Svizzera: lo indicano le stime diffuse oggi dagli economisti dell'Università di Linz. Per gli organi di vigilanza cantonali è però difficile dire se l'evoluzione tratteggiata trovi riscontro anche in Ticino. Un dato certo però c'è e riguarda le segnalazioni di presunti casi di lavoro nero giunte a Bellinzona: da 278 aziende segnalate nel 2011, le cifre si sono girate e si è giunti a 728 l'anno scorso.
Nel 2014 i casi di lavoro in nero hanno interessato in tutto quasi 800 persone contro le 568 dell'anno precedente e le 325 del 2011. Il che non significa per forza un aumento dei casi effettivi di lavoro nero fa notare Lorenza Rossetti: “L’aumento delle segnalazioni in Ticino è sintomo di una maggior sensibilità nei confronti del mercato del lavoro in generale”, dichiara ai nostri microfoni il capo Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro.
Un mercato del lavoro sotto pressione, su cui occorre vigilare. Ogni caso di sospetto lavoro nero segnalato a Bellinzona si traduce in controlli su più fronti: oneri sociali, legge sugli stranieri e imposte alla fonte. “Per il nostro ufficio – spiega ancora Rossetti - è però difficile, se non impossibile, fare delle stime per quanto riguarda i casi di lavoro nero, questo poiché noi interveniamo solo su segnalazioni puntuali”.
Settori più a rischio tuttavia ce ne sono: l’edilizia principale e accessoria, la ristorazione, il commercio e il settore delle economie domestiche rappresentano insieme oltre il 70% dei casi di lavoro in nero segnalati.
CSI/Red.MM






