Non sono ancora note le cause del decesso della 19enne rapita ieri a Payerne e ritrovata morta la scorsa notte a pochi chilometri dal luogo del sequestro, in un bosco vicino a Châtonnaye (FR).
Ad indicarlo è il portavoce della polizia cantonale vodese Jean-Christophe Sauterel, che durante una conferenza stampa ha pure confermato che il cadavere è stato formalmente identificato, ma che l’autopsia è ancora in corso e non è quindi possibile stabilire se la giovane abbia subito abusi sessuali.
È stato lo stesso sequestratore a condurre la polizia sul luogo del ritrovamento del cadavere, senza tuttavia fornire ulteriori informazioni su quanto avvenuto, se non che la giovane è stata immobilizzata con del nastro adesivo.
Un nuovo interrogatorio è previsto per oggi, per il momento la polizia non è stata ancora in grado di stabilire dove e come la 19enne sia stata uccisa, ma gli inquirenti hanno escluso l'utilizzo di un'arma da fuoco o di un'arma bianca.
Consiglio di Stato vodese sconvolto
“Le indagine sono in corso per stabilire tutte le responsabilità in merito a quest’omicidio”, queste le parole della consigliera di Stato Béatrice Métraux, che ha pure ribadito quanto il Governo vodese fosse sconvolto da quanto accaduto.
La consigliera di Stato e responsabile del Dipartimento dell’interno non ha fornito ulteriori informazioni in merito al percorso giudiziario del sequestratore.
“Bisognerà spiegare al Governo com’è stato possibile che un simile predatore sessuale fosse a piede libero” ha aggiunto Jacqueline de Quattro, capo del Dipartimento della sicurezza. “Faremo tutto il possibile perché un simile dramma no si riproduca, la giovane non è morta invano”, ha poi chiosato la consigliera di Stato.
I due rappresentanti del Governo erano presenti oggi alla conferenza stampa per dimostrare l’importanza data a questo tragico evento.
L’uomo, un pregiudicato 36enne, stava scontando agli arresti domiciliari la fine della pena per rapimento, stupro e assassinio. Condannato nel 2000, nel gennaio del 1998 aveva sequestrato, stuprato e ucciso con diversi colpi d’arma da fuoco a La Lécherette (nel Canton Vaud) la sua ex amica di 31 anni.
Dall’agosto dello scorso anno, godeva tuttavia di un regime di arresti domiciliari – concessigli nell’ultima fase della pena – e indossava un braccialetto elettronico che non era tuttavia dotato di un GPS che potesse indicarne l’esatta posizione.
Questo tipo di cavigliera consente esclusivamente di far scattare un allarme alla centrale di polizia qualora il portatore non si trovi più un perimetro indicato; al momento del rapimento questa situazione non si è verificata, in quanto l’uomo stava rincasando dal lavoro. Il sequestratore si sarebbe poi sfilato la cavigliera poco dopo il rapimento della ragazza.
dal telegiornale
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