Ticino e Grigioni

Licenziamenti alla Fabbri di Muzzano

A rischio 42 posti di lavoro; pesa il franco forte

  • 14.01.2013, 12:30
  • 4 maggio, 12:16

Quarantadue impieghi: questo potrebbe essere il bilancio in termini di risorse umane della decisione da parte della direzione di cessare l’attività di un'unità del Gruppo Fabbri Italia, che produce film plastici estensibili e macchine automatiche per l’imballaggio, basata a Muzzano. La comunicazione agli interessati è avvenuta oggi. Venerdì sono stati informati i responsabili.

In una nota stampa la direzione della Fabbri Group fa notare che l'azienda esporta il 95% della produzione: con il rallentamento della crescita economica, la crisi dell'euro e l'alto costo della mano d'opera è stata così costretta a rivedere i piani produttivi.

Al via la procedura di consultazione

Visto che è stata superata la soglia del 10% del personale – il gruppo ha 110 dipendenti in Svizzera – sempre venerdì è stata avviata una procedura di consultazione con le parti sociali che durerà fino all'11 febbraio di quest'anno.

Secondo Giovanni Scolari , dell'Ocst, nell’ambito di questa procedura si potrà forse evitare il peggio, ricercando sinergie diverse, ad esempio trasferendo un certo numero di persone alla Plastar, consorella dell’azienda.

"Ripercussioni anche per altre aziende ticinesi"

In un comunicato odierno l’OCST si dice ad ogni modo preoccupata “per la decisione relativa al trasferimento delle competenze aziendali in Italia e alla conseguente soppressione di alcune decine di posti di lavoro nella sede di Muzzano. Questo, unitamente a ripercussioni dirette anche per altre aziende ticinesi che operano quali fornitori di Waldys, causerebbe un’importante riduzione di posti di lavoro in un cantone e in un settore, quello dell’industria metalmeccanica, già in parte toccato da altre situazioni critiche”.

Il Gruppo Fabbri occupa attualmente a Muzzano 110 persone (divisione macchine dove dovrebbero avvenire i licenziamenti e divisione film plastici). L'OCST sottolinea nel suo comunicato odierno che le due unità ticinesi sono però state vendute un anno fa alla famiglia Chiarva. "Già in quel momento", si può leggere, "l’Ocst espresse alcune critiche, nonostante le assicurazioni di continuità e garanzia dei posti di lavoro formulate dalla vecchia proprietà ai dipendenti (...). I nostri dubbi avevano ragione d’essere ed erano motivati dal fatto che, al momento della cessione dei due siti di produzione di Muzzano, era stato rilevato solo il ramo aziendale, diversamente dalla struttura italiana, integralmente ripresa, sedime compreso".

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  • CSI 18.00 TORRANI - WALDYS SA 14.01.13.MUS

    RSI Info 14.01.2013, 18:48

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