Tardo pomeriggio movimentato in Gran Consiglio: il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia ha chiesto prima dell’apertura del dibattito sull’iniziativa cantonale del 2010 promossa dagli ecologisti, che domanda uno statuto speciale per il Ticino, di inserire un’aggiunta nel testo. Quest’ultima riguarda la modifica della legge sulla perequazione finanziaria in modo da includere delle specificità economiche e legate al mercato del lavoro per il Ticino.
L’iniziativa cantonale, che prima del voto del 9 febbraio era sostenuta da tutti i partiti, chiede contromisure specifiche alle conseguenze negative degli accordi di libera circolazione. La riunione in Gestione e i vari incontri nei corridoi di palazzo, tra ieri e oggi, non sono riusciti a riformare un fronte compatto a sostegno del testo.
In aula PLR e PPD, che negli ultimi giorni si sono smarcati ritenendo la proposta superata dagli eventi, hanno dunque chiesto un ritorno in commissione, considerata la modifica del rapporto. “Stiamo parlando di una nuova iniziativa”, ha sottolineato il capogruppo liberale-radicale Christian Vitta . Da parte sua Sergio Morisoli (indipendente) ha domandato una presa di posizione del Consiglio di Stato. Sono inoltre piovute critiche (“si sta improvvisando”) nei confronti di Savoia, che le ha rimandate al mittente.
Al primo voto (con appello nominale) la maggioranza del Gran Consiglio ha deciso di non mandare il testo modificato in commissione.
Al secondo voto, sul merito dell’iniziativa, ne è uscito un appoggio allo statuto speciale con 40 "sì" e 25 "no" (molti i deputati che avevano già lasciato l'aula).
Il messaggio che giunge a Berna, dove in genere le iniziative cantonali sono poco considerate, è quindi piuttosto debole.
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Il governo dice no
Il Governo cantonale è contrario allo statuto speciale per il Ticino. Come spiegato ai nostri microfoni dal presidente Paolo Beltraminelli "il Consiglio di Stato non riesce a capire la dinamica di questa risoluzione, la trova avulsa dal contesto federalista, che dà ai cantoni un ampio margine di manovra e che quindi in principio dà già uno statuto speciale. Siamo perfettamente d’accordo sulla necessità di avere maggiori strumenti per il controllo del mercato del lavoro a causa delle conseguenze negative dei bilaterali, ma su questo punto stiamo già lavorando e poi le condizioni sono cambiate dopo l’approvazione popolare dell’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa. Oggi la Svizzera deve lavorare di concerto e il canton Ticino continuerà a far valere a Berna le sue particolarità".
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Il servizio di Veronica Alippi
RSI Info 19.02.2014, 08:47






