Nel processo contro L. K., il magnaccia bulgaro da oggi alla sbarra a Lugano, nel pomeriggio è comparsa in aula l'ex compagna, G., sua connazionale. I due hanno convissuto per sei anni, periodo durante il quale - lei oggi lo ha ribadito - il 47enne imputato avrebbe ripetutamente stuprato K., la ragazza che lo ha portato alla sbarra con una lunga serie di capi d'imputazione, tra i quali violenza carnale, promovimento della prostituzione e tratta di esseri umani. G. ha invece negato che ci siano stati rapporti "a tre", nei quali lei abbia avuto un ruolo attivo.
Prima che il giudice, Marco Villa , ascoltasse G. come persona informata sui fatti (a differenza di un testimone non giura di dire la verità), la pp Valentina Tuoni ha fatto sapere che chiederà una pena da espiare e, in caso di assoluzione, la carcerazione di sicurezza in attesa dell’appello. Il difensore, l'avv. Rupen Nacaroglu , si esprimerà durante l'arringa, prevista per martedi.
Doveva fare l’accompagnatrice
Prima di arrivare in Svizzera, nell’autunno del 2006, G. viveva in Bulgaria con i genitori e due sorelle: “Eravamo poveri, ma non ci mancava il cibo”. Poi L. K. la portò in Svizzera, promettendole un impiego come accompagnatrice in un night club. Lei si trasferì e si ritrovò a fare la prostituta: “Mi hanno obbligato, lui e il gerente del locale”.
Le fu imposto – prosegue – per “fare più soldi”. Ma su questo punto, incalzata dal giudice, fa autogol. Per chi erano quei soldi? “Per noi due”, risponde. Per lei, dunque, e per L. K., che però, dal 2008, dice di aver iniziato a temere: “Perché mi picchiava e chiedeva sempre più denaro per pagare i debiti”.
Secondo L. K., invece, G. si prostituiva di sua spontanea volontà, quando non riusciva a lavorare come accompagnatrice o ballerina. E così era per tutte le ragazze. La posizione di G., bisogna dirlo, non è chiara: avendo convissuto con l’imputato per sei anni, potrebbe addirittura essere stata sua complice rispetto all’accusa di promovimento della prostituzione; però G. doveva dare all’imputato 25'000 euro, motivo per cui si vendeva lei stessa.
Angelo Dandrea
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Ritratto dell'imputato
- L'uomo (L. K.), bulgaro, 47enne, ex sarto, ha operato in Serbia fino alla guerra, poi ha aperto nel suo paese un garage che gli fruttava 3'000 euro al mese; - al momento dell’arresto aveva debiti per circa 2’000 euro (con un interesse del 10-20%) con “amici” dell’est. Nega che queste persone avessero a che vedere con la mafia bulgara; - aveva, forse ha ancora, il vizio del gioco; - è divorziato e padre di due figli, un maschio e una femmina. La moglie si è trasferita in Ticino nel 2003 per lavorare nei night-club; - prima del 2006, anche lui si è trasferito nella Svizzera italiana, dove ora dice di volersi stabilire e aprire un’officina; - ha già scontato oltre cinque mesi di carcerazione preventiva.








