Curiosità e passione sono i tratti che meglio descrivono Gea Cereghetti, la ricercatrice premiata domenica mattina al Cinema Teatro di Chiasso con il Premio Lavezzari per il suo impegno nella lotta alle malattie neurodegenerative. La cerimonia si è tenuta domenica mattina al Cinema Teatro di Chiasso. Cereghetti, di soli 35 anni, è la settima donna a venir premiata in 59 edizioni.
Per SEIDISERA, l’ha intervistata Christian Gilardoni.
“Sono una persona molto curiosa da sempre. Ho provato una grande curiosità verso tutto quello che è il mondo naturale e quello che è il rapporto tra uomo e natura”, ha raccontato. Accanto alla scienza convivono altre passioni, dal pianoforte all’arte, fino ai viaggi: “Quando ho una di queste passioni mi ci butto proprio a testa”.
Il riconoscimento arriva per studi che riguardano Alzheimer e Parkinson, ambiti in cui la ricerca ha fatto passi avanti importanti, pur restando lontana da una cura definitiva. Le malattie neurodegenerative sono molto complesse, ha spiegato Cereghetti, sottolineando come oggi però si conoscano meglio i meccanismi molecolari alla base di queste patologie. In particolare, è cambiata la prospettiva sui grumi proteici che si formano nel cervello: “I progressi più importanti sono stati proprio quello di realizzare che i grumi che si formano nel cervello, ad esempio quando si sviluppa l’Alzheimer, non sono necessariamente tossici. Quando questi grumi sono già formati, però, è troppo tardi per intervenire”.
La ricerca si concentra quindi sempre più sulla diagnosi precoce. “Si sta investendo molto per sviluppare dei metodi per prendere la malattia prima, prima che si sviluppino i grumi, prima che si sviluppino i sintomi”, ha spiegato Cereghetti, guardando con fiducia al futuro.
Da giugno la ricercatrice tornerà in Ticino
Un futuro che passerà anche dal ritorno in Ticino. A giugno, Cereghetti rientrerà a Bellinzona, all’Istituto di ricerca in biomedicina, portando con sé il proprio gruppo. “Sarà una sfida davvero entusiasmante”, ha raccontato, sottolineando che la attendono però varie tappe. “Bisognerà costruire il laboratorio, cominciare a proporre una linea di ricerca, che sarà sempre nell’ambito biomedico e immunologico, ma in un contesto diverso. Quindi si tratterà di trovare collaboratori competenti, motivati, appassionati e anche di inserirci nel contesto ticinese”.









