Ticino e Grigioni

Plan B, esperti ancora cauti

L’economista: “Un primo passo”, non ancora una svolta - Resta l’incognita sulla trasparenza di Tether

  • Un'ora fa
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Plan B a Lugano, si passa alla fase due

SEIDISERA 04.03.2026, 18:00

Di: SEIDISERA - Stefano Lordi / LP 

L’annuncio è stato fatto martedì sera da parte della Città: scatta la seconda fase dell’iniziativa Plan B, il progetto nato per integrare i pagamenti in Bitcoin e stablecoin nella vita economica cittadina, con l’ambizione di fare di Lugano la capitale europea delle cripto.

In quattro anni, il progetto ha attecchito solo in parte. Sono stati attivati circa 20’000 wallet (circa un terzo della popolazione cittadina) ma a essere usati sono soprattutto i LVGA, la stablecoin locale, più che Tether o Bitcoin. “I volumi sono aumentati, ora siamo intorno ai 600’000 franchi”, dice ai microfoni di SEIDISERA il sindaco Michele Foletti, che legge il dato come un segnale positivo: “Significa che siamo riusciti a far capire che ci sono tecnologie di pagamento innovative e la gente inizia a usarle.”

Sul fronte delle aziende, in quattro anni circa 100 realtà nel settore blockchain sono nate o si sono trasferite a Lugano. Un numero che va però preso con cautela: mancano i dati sulle dimensioni di queste aziende, e quindi anche sul loro peso reale in termini di occupazione e retribuzioni.

Bitcoin è la prima e più nota criptovaluta al mondo: una moneta digitale decentralizzata, non controllata da nessuna banca o governo. La validità di ogni transazione è garantita dalla tecnologia blockchain, una sorta di registro pubblico e condiviso su cui vengono annotate tutte le operazioni in modo trasparente e immodificabile. Il suo valore oscilla costantemente e può variare in modo significativo nel giro di poche ore.

Tether (USDT) è una stablecoin, ovvero una criptovaluta il cui valore è ancorato a quello del dollaro americano. Un Tether vale sempre un dollaro. Serve a chi vuole operare nel mondo delle cripto senza esporsi alla volatilità del Bitcoin. È emessa dalla società tecnologica Tether Limited, che s’impegna a garantire l’ancoraggio con il dollaro.

LVGA è la stablecoin creata nell’ambito del Plan B. 100 LVGA valgono un franco. Sono pensati per i pagamenti quotidiani a Lugano al fine di incentivare la spesa locale. Non possono essere né scambiati né venduti ma solamente spesi all’interno del circuito evitando così qualsiasi intento speculativo.

I dati sotto la lente degli esperti

Gli esperti accolgono i numeri con più cautela. Per il professor Peter Gruber della facoltà di economia dell’Università della Svizzera italiana, i 20’000 wallet e le 100 startup sono risultati concreti, la prova di “un bel successo”.

Ma per quanto riguarda i volumi di transizione, i dati raccontano un’altra storia: “Il PIL regionale della città di Lugano è qualcosa come circa 6 miliardi di franchi all’anno, e 600’000 non è neanche una frazione di una frazione di quello”. Si tratta di “un primo passo”, concede l’economista, ma non di una svolta reale: “Non penso che cambierà il modo nel quale paghiamo. Pagheremo anche in futuro sia con contanti che con la carta di credito”.

E da un punto di vista accademico? Plan B sta giocando un ruolo significativo?  “Non sta svolgendo una funzione importante. A parte annunciare che esistiamo anche noi e che siamo una giurisdizione più stabile dell’Italia in quel campo”, ha dichiarato a SEIDISERA il professore di economia dell’Università della Svizzera italiana, Giovanni Barone Adesi.

Tether, un problema di trasparenza

Un elemento che ha suscitato il dibattito è la trasparenza di Tether. I conti dell’azienda non sono mai stati davvero ispezionati, non c’è mai stato un audit completo. 

Le uniche attestazioni disponibili sono state fornite da un’agenzia che offre servizi di consulenza senza verifica fisica delle riserve e che in passato è stata anche sanzionata per aver certificato come sani i bilanci di imprese che sono poi fallite dopo poco tempo. 

La domanda di fondo, quindi, è: per ogni moneta digitale (USDT) Tether ha davvero un dollaro vero in cassaforte? Vi è un problema di trasparenza? “Mi pare di sì” sostiene Baresi. Tether ha inoltre scelto di non adeguarsi alle nuove norme europee sulla trasparenza, ed è stata per questo esclusa dalle Borse europee. “Sembra che sarebbe stato più conveniente per loro se fosse stato possibile fare un audit completo delle loro attività”.

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A Lugano si va avanti con il Plan B

Il Quotidiano 03.03.2026, 19:00

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