Un traguardo storico per l’ambiente alpino. Si è conclusa la seconda e ultima fase del progetto di riqualifica della zona golenale lungo la Moesa in Bassa Mesolcina, completando il più importante intervento di questo tipo mai realizzato a sud delle Alpi. L’opera di ampia portata, realizzata per compensare gli impatti negativi sull’ambiente della circonvallazione di Roveredo e dell’allargamento dell’A13 con un investimento di 33 milioni di franchi, ha restituito dinamica e naturalità a circa 50 ettari di territorio, creando un corridoio ecologico continuo fondamentale per la biodiversità del fondovalle.
“I lavori sono terminati circa due settimane fa, quindi adesso ci sono gli ultimi aggiustamenti però il sistema golenale rinnovato è in funzione”, ha spiegato il biologo Marco Nembrini alle Voci del Grigioni Italiano. Il responsabile del monitoraggio per conto dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) ha seguito l’evoluzione dei lavori e continuerà a farlo nei prossimi anni.
Il ponte faunistico già utilizzato
I primi passaggi sul nuovo ponte faunistico di San Vittore
L’ultima fase degli interventi ha interessato il tratto tra le golene d’importanza nazionale “Isola Sgravér” e “Ai Fornas”, situate sulle due sponde del fiume Moesa, ora collegate da un passaggio faunistico largo 42 metri realizzato sopra l’A13 costato 7 milioni. Il grande cavalcavia (simile a quello presente da alcuni anni al Dosso di Taverne) consente il passaggio di animali di piccole dimensioni (come tassi, volpi e faine) e di grossa taglia (cervi, caprioli e cinghiali ecc.). Si è così completato il disegno iniziato nel 2019 con la prima fase che si era concentrata sulla zona del Pascol Grand di San Vittore. “La Moesa ha ritrovato una nuova dinamica golenale, i nuovi stagni stanno già pullulando di vita”, ha dichiarato Marco Nembrini.
Il ponter realizzato sopra l'A13 per permettere agli animali di muoversi liberamente
L’esistenza del ponte faunistico è stata rapidamente scoperta dagli animali. “Possiamo già notare i primi passaggi di piccola fauna selvatica, tra cui anfibi, rettili, piccoli mammiferi”, ha spiegato il biologo. Si sono già registrati alcuni passaggi di ungulati, in particolare i cervi, ma affinché l’uso del nuovo collegamento si consolidi servirà più tempo. “Sono soprattutto le femmine che conducono le danze, quindi bisognerà aspettare affinché gli animali diventino meno diffidenti a questi nuovi passaggi”. L’efficacia delle vie di migrazione è monitorata tramite fototrappole che stanno già dando interessanti indicazioni.
Stagni e lanche per la biodiversità
Il progetto ha riguardato anche il ripristino della dinamica fluviale della Moesa e la ricostruzione degli ambienti acquatici della zona golenale con la creazione di 20 stagni destinati alle diverse specie di anfibi presenti. Sono state ricostruite alcune lanche ed è stato creato un nuovo corso d’acqua che attraversa parte della golena.
Il materiale scavato per realizzare gli stagni è stato restituito alla Moesa
L’auspicio è che gli interventi svolti nella seconda fase dei lavori recentemente conclusasi diano frutti pari a quelli ottenuti con la prima al Pascol Grand (vicino all’area di sosta della Campagnola) dove i risultati vanno oltre le aspettative. “L’innalzamento della falda è stato anche maggiore rispetto a quello che ci si attendeva”, ha sottolineato Nembrini. La reidratazione degli ambienti umidi ha permesso alla vegetazione di riprendere vigore. “Gli stagni hanno cominciato a riprendere acqua e nuove superfici sono state colonizzate da specie animali e vegetali che erano obiettivi di progetto”.

Paradiso golenale
Voci del Grigioni italiano 23.02.2024, 19:05
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Tra i successi, la creazione di nuove popolazioni di rospo e la ricomparsa di specie palustri come la felce penna di struzzo. Anche la bonifica dalle specie invasive ha dato buoni risultati. “Sulle superfici bonificate abbiamo assistito alla ricomparsa di specie autoctone golenali, mentre le neofite invasive non hanno ripreso questi spazi”, ha confermato il biologo.
Nessun problema con le zanzare
Una delle preoccupazioni della popolazione riguardava le zanzare. “Al Pascol Grand la vegetazione ha ripreso i suoi spazi in poco tempo e non sono mai stati segnalati problemi”, ha rassicurato Nembrini ai microfoni della RSI. “Questi stagni sono stati colonizzati da tutta una fauna locale, quindi si è instaurato un equilibrio preda-predatore”.
La rinaturazione della Moesa fa discutere
Il Quotidiano 17.09.2018, 21:00
Il materiale restituito al fiume
Il materiale scavato per creare stagni e zone umide non è stato portato in discarica ma restituito al fiume. “Il fiume ha fatto il suo processo di erosione e ridistribuzione del materiale a valle”, ha spiegato Nembrini. “Questo ha permesso di contenere i costi e ridare al fiume ciò che nel passato gli si è portato via”.
Il budget è stato rispettato. La gestione sarà garantita dall’Ufficio federale delle strade per i prossimi 50 anni, senza oneri per Cantone e Comuni.
Sabato 9 maggio si terrà una giornata di porte aperte con percorso didattico che consente di avventurarsi alla scoperta della golena supportati da pannelli informativi.
Una vista complessiva tramite un mosaico di immagini dell'area della Bassa Mesolcina a cavallo del confine tra Ticino e Grigioni toccata dagli interventi della seconda tappa
Altri progetti in corso
Quello appena concluso tra Lumino e San Vittore è solo uno dei vari interventi in corso a beneficio dell’ambiente nelle valli del Grigioni italiano. A Brusio, Repower sta investendo 52 milioni nel progetto Miralago per restituire acqua al Poschiavino. A Cavril sopra Casaccia è iniziato il cantiere da 2 milioni per rivitalizzare l’area golenale. “Negli ultimi cent’anni abbiamo perso circa il 90% degli ambienti golenali”, ha ricordato il biologo sottolineando che “lavorare sulle zone golenali significa preservare la biodiversità”.






