I Municipi ticinesi non intendono farsi carico dell’adeguamento dei loro piani regolatori alla nuova legge federale che mira a densificare gli insediamenti e a ridurre le superfici edificabili in eccesso. Per questo l'Associazione dei comuni e l’Ente regionale di sviluppo del Luganese hanno ricorso al Parlamento contro la scheda del Piano direttore. A preoccuparsi della questione, data la sua natura sovracomunale, sostengono, deve essere il cantone che, inoltre, deve prevedere una compensazione finanziaria per le località che usciranno penalizzate.
L’argomento è di quelli delicatissimi. Nel 2013 il popolo svizzero ha approvato il testo che stabilisce i nuovi orientamenti dello sviluppo territoriale, decidendo anche di limitare le zone in cui si può costruire, concentrandole soprattutto intorno ai centri urbani. Cinque anni dopo il principio non è ancora stato applicato in Ticino. Tradotto in pratica, per diversi proprietari, potrebbe significare la perdita della possibilità di edificare sul proprio terreno con conseguente crollo del valore.
I Comuni - rileva l’associazione che ne rappresenta una novantina tra i quali Bellinzona, Locarno e Chiasso - ritengono che, al contrario di quanto previsto dalla nuova scheda R6 “Sviluppo degli insediamenti e gestione delle zone edificabili”, non sia loro compito mappare il territorio per stabilire se le riserve per case, aziende, commerci ecc. rispetto alle esigenze previste per i 15 anni successivi siano in eccesso. Una posizione condivisa anche nel Luganese dove a muoversi sono l’Ente regionale in rappresentanza di 19 comuni e la città.
Toccherà dunque al Gran Consiglio stabilire a chi toccherà farsi carico di una pianificazione territoriale voluta dal popolo svizzero che l'aveva approvata con il 63% dei favori.







