Ticino e Grigioni

Oggi senza neve, domani senza acqua

I gestori degli impianti idroelettrici sono preoccupati per il prossimo futuro: l’attuale carenza di neve non garantisce flussi di scioglimento per l’estate

  • 23 February 2023, 04:54
  • 11 December 2023, 12:47
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Il laghetto artificiale del Narèt, utilizzato come riserva idrica

  • archivio Keystone
Di: LP

“Se guardiamo la situazione al sud delle Alpi, negli ultimi dodici mesi è piovuto poco più della metà del normale”. Luca Panziera, meteorologo di Meteosuisse, ha commentato così ai microfoni di Modem le scarse precipitazioni che stanno contraddistinguendo il clima nella Svizzera italiana (e non solo).

A titolo esemplificativo Panziera ha portato i dati della stazione di misurazione del San Bernardino che quest’anno offre, di media, 13 centimetri di neve. Eppure a San Bernardino “durante l’arco dell’anno ritroviamo mediamente 63 centimetri di neve” contestualizza sempre Panziera. Media che nemmeno l’anno scorso è stata rispettata: i centimetri di neve furono 11.

Una situazione che sta mettendo sul chi vive anche i gestori degli impianti idroelettrici ticinesi, che si stanno già interrogando sulle misure da prendere per la prossima stagione.

La diga in Val Malvaglia

La diga in Val Malvaglia

  • archivio TI-Press/Samuel Golay

“La strategia attuale è quella di potenziare la riserva idrica nazionale e cantonale, puntando sull’innalzamento dei bacini". Sono le parole di Andrea Baumer, ingegnere responsabile degli sbarramenti delle officine idroelettriche della Val Maggia e Val di Blenio.

Strategia che finora ha pagato, garantendo alla Svizzera italiana un riempimento dei bacini “al passo con la media pluriennale”, rassicura l'ingegnere. Per quanto riguarda l'approvvigionamento idrico del canton Ticino infatti, “durante l’inverno è stata sfruttata la riserva accumulata lo scorso anno”.

I bacini idroelettrici ticinesi sono quindi riusciti a superare l’inverno grazie all’acqua in eccesso accumulata l’anno scorso. Acqua in eccesso che tuttavia, la prossima estate, potrebbe mancare, come manca attualmente la neve ad alte quote. “Come riserva nevosa siamo di nuovo su livelli piuttosto miseri” fa eco l’ingegnere alle parole di Panziera, aggiungendo che “ad oggi la coltre di neve non garantisce dei grossi quantitativi di acqua di scioglimento”.

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Il ghiacciaio del Gries in una foto del settembre scorso

  • archivio Keystone

La siccità invernale infatti ha finora impedito la formazione del cosiddetto stock idrico, l’accumulo d’acqua sotto forma di neve, destinato a fornire afflussi durante la stagione primaverile. Ma se in inverno manca la neve in Ticino, da dove arriva l’acqua nelle dighe d’estate? “Durante l’estate sfruttiamo anche gli afflussi del Gries, convogliati e sfruttati sul salto dell’Ofima in Ticino”, spiega Baumer, illustrando il sistema di collegamento che rifornisce alcuni dei bacini della Svizzera italiana.

Una soluzione efficace che sfrutta l’abbondanza degli afflussi provenienti dal ghiacciaio durante la stagione calda. L'estate infatti “fornisce tanta energia perché dal ghiacciaio in scioglimento fluisce molta acqua; quando il deflusso è alto, l’acqua può allora essere pompata verso la Diga del Cavagnoli e del Narèt" come riserva "per l'inverno successivo".

Ma vista l'attuale carenza di neve, come si può fare? "Che sia piovoso oppure caldo dobbiamo accontentarci delle precipitazioni che ci offre la stagione; noi possiamo solo accumulare l’acqua in eccesso come riserva per le stagioni a venire".

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La diga del Cavagnoli in Valle Maggia

  • archivio TI-Press/Francesca Agosta

Alla luce dei dati climatologici attuali, si potrebbe allora pensare di rivedere il sistema di approvvigionamento idrico orientandolo alla raccolta di afflussi durante l’estate, magari collegando ulteriormente le dighe ticinesi con quelle al di là delle Alpi.

Un’opzione che non convince l’ingegner Baumer che la reputa “interessante al massimo per alcune decadi". "Tralasciando l’enorme sforzo logistico, una volta sciolti i ghiacciai al nord delle Alpi gli ulteriori collegamenti non risolverebbero la carenza". Inoltre, "pure lì l'acqua diminuirà drasticamente".

Le soluzioni attorno al problema dell’approvvigionamento idrico sembrano allora stringersi e ridursi attorno alla speranza di maggiori e più intense precipitazioni. Eventualità che tuttavia non riduce le difficoltà e le preoccupazioni degli operatori delle società idroelettriche.

Le piogge intense causano infatti dei problemi. La loro intensità infatti oltrepassa "la capacità di captazione dei bacini idrici", spiega Baumer, rivelando che "quindi molta acqua viene persa e non riesce ad essere trattenuta come riserva". Senza considerare inoltre che "le piogge forti portano alle dighe molto materiale solido, che crea problemi di manutenzione, otturando o danneggiando gli impianti".

L'inverno che (non) c'è

A sud delle Alpi scarseggiano le precipitazioni

  • RSI
  • 20.02.2023
  • 07:30

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