Il progetto per riportare le Olimpiadi invernali in Svizzera nel 2038, con una programmazione “diffusa” su tutto il territorio, non viene accolto da tutti con entusiasmo nei Grigioni. Alcune gare si svolgerebbero - oltre che in Ticino e in altri cantoni - anche in terra retica, dove in passato il popolo ha già detto “no” ai Giochi a tre riprese alle urne: nel 1980, nel 2013 e nel 2017.
“Guardiamo con un occhio molto critico a questi Giochi”, ha affermato alla RSI la granconsigliera ecologista Anita Mazzetta, che appartiene al campo degli scettici. “Dobbiamo vedere i progetti concreti, perché oggi si fanno promesse che normalmente non si possono mantenere”. I Grigioni accoglierebbero per esempio il biathlon a Lenzerheide, il freestyle e il bob a St. Moritz che ospitò nel 1948 le ultime OIimpiadi svizzere.
Il Governo sostiene l’idea di “Switzerland 2038” presentata lunedì. “È un progetto decentralizzato e questo è un approccio molto importante”, secondo il consigliere di Stato Marcus Caduff, perché non si costruirebbe nulla di apposito ma “tutti i Giochi si basano su una infrastruttura già esistente” e che “si usa ogni anno”.
I costi per la collettività dovrebbero quindi essere contenuti. Caduff cita “sicuramente la sicurezza e il traffico”. Inoltre, per i Giochi paralimpici i Cantoni dovrebbero versare insieme una sessantina di milioni “e anche i Grigioni dovrebbero fare la loro parte”.
Una storia che Anita Mazzetta ha già sentito. La deputata non è convinta: “È quello che hanno detto anche prima, quando hanno voluto i Giochi olimpici in Italia. Hanno affermato che ci sarebbero stati zero costi mentre adesso vediamo che ci sono spese di miliardi di euro per le infrastrutture”.

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