H.P.M. è un assassino “egoista, odioso e dal sangue freddo”; ha mentito “con continuità e senza pudore”; ha ucciso “per interesse e non perché provocato". Servirà molta fantasia il prossimo lunedì all’avvocato Carlo Steiger, difensore del 52enne tedesco alla sbarra da cinque giorni alle Assise criminali di Lugano, per aver ucciso M.D. con 28 coltellate l’11 novembre 2010 in via Sorengo a Besso.
"La Corte confermi la detenzione a vita"
Oggi l’accusatore privato Mario Postizzi ha chiesto la conferma della proposta di pena, avanzata ieri dal pp Moreno Capella. Poi ha rincarato la dose, spiegando di essere in aula per difendere due persone, poiché due persone sono state eliminate: M.D., fisicamente, e l’ormai ex compagno M.C., moralmente.
Postizzi è tornato a tratteggiare la psicologia dell’imputato: non un omicida, bensì un assassino, che non ha dato segno di emozioni e non si è pentito, limitandosi ad ammettere i fatti, peraltro tardivamente.
L'imputato è stato paragonato a un kamikaze, anzi, peggio: "Un terrorista uccide e si elimina, mentre H.P.M. ha ucciso ed eliminato a doppia gittata".
Le richieste di risarcimento
Il legale ha chiesto la restituzione dei 200'000 franchi ricevuti da H.P.M., il versamento di 75'000 franchi a M.C. per torto morale, altri 25'000 per la sorella, nonché il pagamento della spese procedurali.
L'imputato è un "maligno narciso"
H.P.M. – ha ribadito più volte Postizzi – è un “maligno narciso”, che ha gestito un atto complesso con perseverante freddezza, anche dopo il reato (pulizia della scena del crimine), nella fase della fuga (fari spenti) e nella gestione dei contatti; freddezza persino in aula, dove ha tentato di invertire i ruoli, ponendo la vittima sul banco degli imputati. Infine, freddezza nel gestire i contenuti di un processo a tratti da porte chiuse: “Si è parlato di rapporti sessuali mai avvenuti, si è chiesto chi lo prendeva e chi lo dava”.
Il tentativo di incastrare l’ex compagno
Secondo Postizzi, H.P.M. avrebbe anche architettato un piano per incastrare l'ex compagno di M.D., tentando di simulare un reato passionale, la cui colpa sarebbe ricaduta – appunto – su M.C.. Quest’ultimo, in effetti, subito dopo l’omicidio fu fermato e interrogato.
H.P.M. avrebbe innanzitutto preparato il terreno, inviando ad amici in comune una e-mail, contenente fatti raccontati in maniera distorta; dopodiché, a fatto di sangue avvenuto, avrebbe posato nell’appartamento della vittima degli oggetti come un preservativo aperto e un barattolo di vaselina (in aula M.C. confermerà che lui e M.D. non usavano né preservativi, né quel tipo di lubrificante). “I 30 colpi inferti – ha aggiunto Postizzi – sono il chiaro segno dell’odio, non della passione“.
Angelo Dandrea











