H.P.M. non è una persona credibile; il 52enne tedesco, reo confesso dell’omicidio di M.D. in via Sorengo a Lugano nel novembre 2010, “incarna l’apoteosi della menzogna”. Parola del pp Moreno Capella, che giovedì mattina, alle Assise criminali di Lugano, ha iniziato la requisitoria.
Che a scatenare l’ira di H.P.M., e la conseguente reazione omicida, siano stati gli insulti di M.D., nonché il suo rifiuto di impegnarsi in una relazione amorosa, è lo stesso assassino a sostenerlo. La sua però è l'unica testimonianza a disposizione. Racconti che la pubblica accusa considera “solo congetture”. La Corte “non dovrebbe dunque tenerne conto”. È evidente che il pp Moreno Capella non crede al movente passionale. Quantomeno non solo ad esso.
Colpo di scena: durante la requisitoria l'imputato ammette i reati finanziari
La pubblica accusa ha dedicato un ampio capitolo ai reati finanziari commessi da H.P.M.: "Si e mantenuto grazie al suo agire truffaldino e avrebbe continuato a farlo". Capella ha dunque parlato di truffa per mestiere (in parte tentata, ai danni di casse di disoccupazione, assicurazioni e privati per centinaia di migliaia di franchi, attraverso la falsificazione di documenti), punibile con "fino a 10 anni di detenzione"; reati emersi non grazie a “una confessione”, bensì per merito “dell’insistenza degli inquirenti”.
L'ammissione di H.P.M. sui reati finanziari è giunta - colpo di scena - solo durante la requisitoria, in aula.
Ciò che H.P.M. invece non ha ammesso (e non sembra voler ammettere), è l’aver ricevuto da M.D. 200'000 franchi da far lievitare. L’investimento però non sarebbe andato come sperato e l’omicida non avrebbe potuto restituire la somma. In sostanza, la situazione di H.P.M. al momento dell’omicidio non era esattamente florida.
Angelo Dandrea




