L’operazione antidroga di lunedì, scattata contemporaneamente in Francia, Italia e Svizzera, ha smantellato un traffico internazionale di cocaina (con relativo riciclaggio dei proventi) gestito dalla camorra e dalla ‘ndrangheta. Il comunicato stampa diffuso dalle autorità giudiziarie spiegava che l’inchiesta è partita nel gennaio del 2023, dopo una segnalazione degli inquirenti elvetici su un cittadino italiano sospettato di ripulire i capitali delle organizzazioni mafiose.
Ora sono emersi nuovi i dettagli, che collocano la nostra regione direttamente al centro della vicenda. L’uomo in questione – ha appreso infatti la RSI – abitava nei Grigioni, a Roveredo. Il 52enne si era trasferito in Mesolcina nel 2021, dove aveva ottenuto un permesso di dimora. Permesso che il Ticino, a causa dei suoi precedenti penali, gli aveva invece negato.
A Roveredo viveva anche il figlio, di 24 anni, pure al beneficio di un permesso B. I due sono tra le sette persone arrestate agli inizi della settimana. Il primo è stato preso in Francia, il secondo a Como.
Il lavoro svolto dall’antenna luganese della polizia federale e del ministero pubblico della Confederazione si è rivelato, insomma, fondamentale. In Ticino e nei Grigioni sono state effettuate diverse perquisizioni, che hanno portato al sequestro di beni. Lo stesso è accaduto all’estero. Nell’elenco complessivo figurano aziende, proprietà immobiliari per più di cinque milioni di euro, 60mila euro in criptovalute e 26mila in contanti.
Senza dimenticare le numerose auto di lusso. La cocaina, proveniente dal Sudamerica, veniva trasportata proprio utilizzando le vetture di alta gamma, dotate di nascondigli. Con società fittizie, false fatture e investimenti vari si provvedeva infine a riciclare i guadagni.









