Lo scandalo dei permessi falsi che da giorni sta impegnando magistrati, politici e giornalisti in Ticino, non sembra aver ancora valicato il San Gottardo. I deputati ticinesi a Berna, interrogati, preferiscono infatti non sbottonarsi troppo sulla questione. Alcuni giudizi però, anche netti, emergono chiaramente tra i pareri che vi proponiamo (5 su 8) con l’obbiettivo di dare una lettura “nazionale” al caso.
Sì, perché le ultime rivelazioni ampliano lo spettro dell’indagine, coinvolgendo anche attività economiche Oltralpe e uscendo dai confini nazionali dopo la dichiarazione del direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi relativa alla nazionalità di un indagato (vedi correlati).
Una premessa è d’obbligo, e ce la fornisce Roberta Pantani, presidente della deputazione: “Nell’incontro di mercoledì con il Consiglio di Stato non abbiamo toccato l’argomento, dunque non esiste una posizione della deputazione”.
Un ulteriore appunto: Marco Romano ha preferito non commentare, asserendo che “non tocca a me dar giudizi e non credo sia neanche il momento. Non volendo alimentare ulteriori polemiche preferisco lasciare lavorare la giustizia, che è chiamata a fare chiarezza”. Ignazio Cassis e Fabio Merlini (entrambi del PLR) non sono invece risultati raggiungibili. Ma vediamo cosa hanno detto gli altri 5 rappresentanti ticinesi.
Norman Gobbi, direttore DI
Il caso e la sua gestione
Roberta Pantani (Lega): “Si tratta di una questione grave, è stata minata la fiducia tra cittadini e Stato, e il fatto che gli illeciti siano stati commessi da funzionari rendono il tutto ancora più critico. Sulla gestione del caso mi sento di esprimere solidarietà a Gobbi, ci ha messo la faccia e sta mantenendo saldo il timone della nave in burrasca con coraggio. ”
Fabio Regazzi (PPD): “È decisamente inquietante quando si viene a sapere che nell’Amministrazione pubblica emergono corruzione e malaffare in un settore così sensibile. Come politico e contribuente non sono soddisfatto. Posso capire la rabbia iniziale, ma non può essere l’unica reazione. Bisogna chiedersi se si è fatto tutto il possibile. Da quanto emerso sembra che il sistema di controlli era a dir poco lacunoso e inadeguato. Anche l’atteggiamento dello scarica barile e dell’individuazione di capri espiatori non mi è piaciuto per nulla, da parte del Dipartimento manca l’assunzione di responsabilità e l’autocritica.”
Lorenzo Quadri (Lega): “È un caso estremamente spiacevole, anche perché tocca un settore delicato come quello della migrazione, acquisendo così una risonanza doppia. Cose così non dovrebbero succedere, ma è facile dirlo con il senno di poi a fatti accaduti. Gobbi ha espresso la volontà di fare chiarezza e, passatemi il termine, pulizia. Non mi sento pertanto di muovergli alcuna critica, bisogna lasciar lavorare la giustizia e allontanare le persone ritenute responsabili. Insomma, non avrei fatto nulla di diverso rispetto a quanto sta facendo lui. Si possono certamente migliorare i controlli, ma la sicurezza al 100% non esiste”.
Marina Carobbio (PS): “Sono molto preoccupata per tutto quello che sta emergendo. È importante fare chiarezza assoluta e capire se nel settore ci sono controlli sufficienti, altrimenti bisogna intervenire potenziandoli. Dal caso emergono anche preoccupanti risvolti nell’economia privata e anche in questo settore va valutato l’eventuale rafforzamento dei controlli che io avevo già chiesto al Nazionale (proposta bocciata, ndr). In questo senso è opportuno verificare se la Confederazione non debba rafforzare e chiarire le linee guida ai Cantoni e mi muoverò a Berna per capirlo. Capisco che ci sia un’indagine in corso, ma è importante fare chiarezza e farlo in fretta, è quello che si aspetta la popolazione. Finora invece l’informazione è stata frammentaria”.
Marco Chiesa (UDC): “Sono state già spese troppe parole e per il bene del Cantone bisogna attendere che venga messo un punto, per poi tirare le somme e partire con le analisi, visto che attualmente ogni giorno emergono nuove situazioni. Sono deluso anche dallo sciacallaggio mediatico, che è prematuro e scorretto. Con questo non dico di nascondere la testa, anzi è necessario uscire dalle sabbie mobili rialzandola, ma con i tempi giusti.”
Nel frattempo, l'inchiesta prosegue a ritmo serrato
L’incidente diplomatico
Se sulla gravità del caso il giudizio è piuttosto unanime, sulla dichiarazione di Gobbi, che ha suscitato la reazione dell’Ambasciata italiana, le sfumature aumentano. Pantani conferma la “solidarietà” a Gobbi anche in questo caso, Quadri sostiene abbia fatto bene, pur con una formulazione non precisa (italiano invece di straniero), e nella bufera seguita legge un tentativo politico di screditare il ministro in quanto leghista. Si passa poi a Chiesa che ritiene l’uscita “imprudente e strumentalizzabile, pur sottolineando che l’Accordo di libera circolazione prevede che nei settori sensibili vengano nominati cittadini indigeni, ad esempio in Polizia”.
Più netto il giudizio di Fabio Regazzi, che rileva come si sia spostato l’accento su un errore di comunicazione, quando in realtà “la comunicazione è sostanza. Ad ogni modo non è accettabile che un CdS si esprima in questi termini, io non lo avrei mai fatto. Inoltre è sbagliato concettualmente affibbiare l’inclinazione al crimine a un intero popolo.” Dello stesso tenore il commento di Marina Carobbio: “Una dichiarazione fuori luogo, bisogna soppesare le parole in momenti così delicati”.
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