Ticino e Grigioni

Giù le mani dall’Officina torna in campo

L’Associazione, nata dopo lo sciopero del 2008, si riattiva per difendere il settore ferroviario ticinese

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18 anni di Giù le mani dalle Officine

SEIDISERA 18.05.2026, 18:00

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Di: SEIDISERA - Alain Melchionda / M. Ang. 

La storia dell’Associazione Giù le mani dall’Officina è la storia di un’esperienza che è stata intensa e di cui si vuol trarre frutto. L’Associazione è nata il 22 febbraio 2010, sullo slancio della grande protesta e dello sciopero che nel 2008 ha visto contrapposte le maestranze del sito industriale di Bellinzona, alla direzione generale delle Ferrovie federali svizzere. Oggi all’orizzonte ci sono anche iniziative per i 20 anni dalla vicenda.

Lo sciopero del 2008: 33 giorni di lotta

Furono 33 i giorni di sciopero, con una mobilitazione generale e una manifestazione da 10’000 persone. Correva il 2008 e davanti ai piani di smantellamento delle FFS, le maestranze si rivoltarono. A loro si unì la società civile e anche la politica, indistintamente dal colore partitico, dalle ideologie, a partire dal Consiglio di Stato, sceso anch’esso in piazza in corpore.

Quella battaglia e quelle rivendicazioni, a 18 anni di distanza, sono l’ultimo esempio di un Cantone coeso e sintonizzato su uno stesso obiettivo. Il nuovo sito industriale di Castione è un punto fermo e sta nascendo. Ma allargando lo sguardo, la professione di ferroviere in Ticino sembra essere finita su un binario morto. È per lo meno questa l’impressione e la denuncia di Giù le mani dall’officina, l’Associazione nata due anni dopo lo storico sciopero e che oggi ha convocato la stampa per comunicare di aver deciso di voler tornare in prima linea.

Un nuovo slancio per affrontare le sfide attuali

“Il fatto che io abbia assunto la presidenza è probabilmente anche un segnale che Giù le mani voglia anche uscire e guardare oltre a quello che è il tessuto lavorativo ferroviario del Cantone per intero, da Chiasso ad Airolo”, dice ai microfoni della trasmissione radiofonica SEIDISERA della RSI, il presidente Elia Agostinetti.

Quell’esperienza non deve andar persa, ma anzi valorizzata. E questa l’idea di fondo di questo nuovo slancio. “Abbiamo visto che cosa vuol dire una politica aziendalista, chiusa, liberista con le officine, ma questa stessa politica si sta riproducendo e forti della nostra storia, sapendo con quali interlocutori abbiamo a che fare, possiamo sicuramente portare un contributo a questa lotta”, sottolinea Agostinetti.

Le nuove minacce al settore

Dopo le notizie autunnali della dismissione da parte di FFS Cargo di Cadenazzo e Lugano, le pressioni verso le professioni del trasporto pubblico sono aumentate. Certo è che il 2008 non è il 2026, e non è l’unica differenza di rilievo. “Nell’officina di Bellinzona erano centinaia gli operai che lavoravano a gomito a gomito, si conoscevano tutti per nome ed era un’istituzione per la città di Bellinzona. È chiaro che le dinamiche adesso sono diverse, ma dobbiamo riuscire a superare questa frammentazione, perché se non riusciamo ad organizzarci sarà molto difficile riuscire a mantenere le condizioni di lavoro e il settore ferroviario nel nostro Cantone”.

Iniziative per il ventennale del 2028

Nel 2028, poi cadrà il ventennale dello sciopero. Fra le varie iniziative anche un libro, con e su Gianni Frizzo, figura ormai iconica di quella stagione. E proprio a lui SEIDISERA ha chiesto, alla luce dei tempi che corrono se alla fine, sotto sotto, hanno comunque vinto loro. “Non oso dire questo, perché in definitiva si è salvaguardata una realtà produttiva, si sono salvate le officine, i posti di lavoro. Ci si aspettava perlomeno che venisse realizzato questo centro di competenze, con un incremento maggiore di posti di lavoro e un rapporto diverso tra maestranze e dirigenza aziendale. Oggi si è lasciato completamente carta bianca all’azienda, ciò che aveva provocato nel 2008, quello che è stato provocato”.

La prima battaglia: martedì il destino di Cargo a Chiasso

La prima battaglia dell’Associazione partirà martedì. Le FFS comunicheranno il destino di Cargo a Chiasso. Da parte sindacale si teme per venti macchinisti, forse, dicono scaricati dalle ferrovie e dirottati su Tilo. Dai nostri contatti FFS smentisce. Come stanno le cose lo scopriremo domani.

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Giù le mani dall’Officina riparte da Chiasso

Il Quotidiano 18.05.2026, 19:00

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