“Siamo troppo grandi per limitarci alla realtà ticinese”, queste le parole del direttore Aramis Andreazzi. Come conseguenza quindi si guarda anche oltreconfine per espandere il mercato. Attualmente i prodotti del caseificio vengono venduti, oltre che in Svizzera, anche in Italia e in Germania. Si stanno per concludere le operazioni per l’arrivo in Francia e si è gettato un occhio sulla Scandinavia. Ma soprattutto sono gli Stati Uniti ad interessare, dove, sempre a detta di Andreazzi “i prodotti svizzeri si vendono bene”.
Per poter esportare con un minimo di garanzia di riconoscibilità si deve però creare un marchio forte. Ecco perché sono già in pieno fermento le discussioni con il canton Uri. L’idea è quella di utilizzare latte proveniente dal cantone svizzero-centrale e creare un marchio unico, denominato “Gottardo”, un nome conosciuto anche fuori dai confini nazionali.
Una collaborazione che in parte esiste già. Infatti ogni anno vengono lavorati più di due milioni e mezzo di chili di latte. Durante i periodo che va da settembre a giugno l’approvvigionamento è garantito dagli allevatori dell’Alta Leventina e della Valle di Blenio, ma per l’estate ci si rifornisce presso gli alpeggi del canton Uri.
Ma il caseificio non è solo formaggio e raclette. Lo scopo della struttura è anche didattico. Didattico e sociale. Infatti qui le realtà locali sono valorizzate anche le donne potrebbero trovare degli sbocchi professionali interessanti in un campo ritenuto, a torto, squisitamente maschile. Ascolta il direttore Aramis Andreazzi.
Marzio Minoli
Gallery audio - "Porteremo il Gottardo a New York"
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Ascolta l'intervista di Marzio Minoli ad Aramis Andreazzi
RSI Info 01.04.2014, 18:06





