Negli ultimi diciotto mesi, almeno quattro agenti di polizia in Ticino sono finiti sotto la lente della giustizia con diverse accuse. Tra i casi più recenti, uno dei quattro agenti ha già accettato un decreto d’accusa con pena pecuniaria sospesa e il pagamento di una multa. La scorsa estate, dopo un intervento concluso a Chiasso, ha avuto un alterco con un uomo a Pasture: e l’agente, ex pugile, aveva sferrato due colpi ad un richiedente l’asilo in sedia a rotelle.
Gli altri tre casi attendono il giudizio. Il più grave riguarda un ex agente di una polizia comunale del Locarnese, che sta scontando anticipatamente una pena per presunti atti sessuali con fanciulli e altri reati, parzialmente ammessi. Un altro poliziotto del Mendrisiotto è accusato di violazione del segreto d’ufficio, accuse che contesta. L’ultimo episodio in sospeso vede un agente sospettato di aver aver preso a colpi d’arma da fuoco il radar di Monteggio, lo scorso novembre.
Un quadro, questo, che il Quotidiano ha voluto approfondire proprio con la Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia (FSFP). Ivan Cimbri, presidente della sezione ticinese, non nasconde le implicazioni di simili vicende. “Queste cose le tematizziamo perché sicuramente” non sono “qualcosa di utile all’immagine del corpo e in un certo senso” ci vedono “comunque coinvolti. Siamo comunque sensibili a quello che è il benessere di chi opera da noi e, naturalmente, queste cose non fanno per nulla bene”.
Il responsabile sul punto rammenta l’importanza della presunzione di innocenza, un principio fondamentale che deve valere anche per gli agenti di polizia. “È chiaro, spiega ai microfoni del Quotidiano, che comunque non bisogna mettere alla berlina alla prima notizia di reato una persona che poi passerà tutto un iter giudiziario e magari viene assolta, perché la presunzione di innocenza è un dato di fatto e quindi va considerata, anche per quanto riguarda gli agenti di polizia”. Cimbri tiene quindi alla chiarezza su un aspetto specifico. “Ci sono stati casi in cui la gente viene riassunta magari a distanza di anni, sebbene abbia commesso qualche pasticcio e qualche cosa anche di più. Lì, forse, varrebbe la pena lasciarli andare a lavorare da tutt’altra parte”.
Un altro punto consiste nell’apprendimento dagli errori per prevenirne di futuri. E in questo senso Cimbri spiega che ci sono dei “dettami che parlano della cultura dell’errore”. Qualcosa di sperimentale è stato fatto in polizia cantonale e, conclude, “sarebbe assolutamente utile e interessante implementarlo, renderlo un po’ più operativo e usarlo nel quotidiano”. Tutti strumenti utili a sensibilizzare gli addetti ai lavori.








