"La helpline del Dipartimento federale degli affari esteri ha lavorato bene in seguito all'arresto del giornalista ticinese Filippo Rossi in Venezuela lo scorso autunno". È quanto si legge giovedì nella risposta del Consiglio federale ad un’interrogazione di Marco Chiesa.
L’atto parlamentare era stato inoltrato dal deputato ticinese dell’UDC dopo che il reporter aveva sostenuto che gli era “mancato il supporto di Berna quando si trova in carcere”.
Rossi finì in cella per aver tentato, insieme ad altri due colleghi, di entrare in un carcere del paese sudamericano con delle telecamere nascoste per condurre un’inchiesta.
Nella sua risposta, il Governo spiega che il giornalista “ha deciso di propria iniziativa di visitare la prigione di Tocorón”, esponendosi a gravi rischi, senza prendere le dovute precauzioni dal punto di vista legale e senza avvisare l’ambasciata. Ambasciata che dopo essere stata informata “ha accordato la protezione consolare e avuto vari contatti telefonici col detenuto fino alla sua liberazione”, avvenuta dopo 48 ore.
"Una risposta diplomatica e volta a non perdere la faccia", secondo Chiesa, poco convinto di dichiarazioni "che non rendono onore alla Svizzera".
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