Dal primo aprile chi beneficia delle cure a domicilio dovrà partecipare ai costi, fino a 15 franchi al giorno. Ma c’è chi non ci sta e ha deciso di non fare applicare la nuova normativa del Governo ticinese, che ha origine da una decisione parlamentare. Si tratta dello Spitex Locarnese e Vallemaggia, che conta 2’000 utenti e più di 150 collaboratori, e che ha deciso di non richiedere la partecipazione di 50 centesimi ogni 5 minuti di cura. L’organizzazione si è detta pronta a pagare il mancato incasso, che è stato stimato di 650’000 franchi.
La sospensione di almeno sei mesi, dunque fino a settembre, è stata decisa per avere dei chiarimenti, spiega ai microfoni del Quotidiano Stefano Gilardi, presidente di Spitex Locarnese e Valli. “Vogliamo vedere esattamente com’è la metodologia di attuazione, che non abbiamo ricevuto dal dipartimento”. Inoltre, “si dice che tutti la devono emettere, ma ci chiediamo come si fa a controllarlo”.
Secondo Gilardi, il Governo sta applicando una decisione che il Parlamento ha preso in soli 15 minuti senza valutare tutte le conseguenze. Il presidente dello Spitex sottolinea il dispendio necessario a ottenere la tassa e si rammarica che non siano state utilizzate le vie già conosciute, ovvero farla applicare dalle casse malati o dal Cantone: “Sarebbe stata una metodologia meno costosa e meno complicata. Perché abbiamo dei prezzi amministrativi che tra l’altro non sono riconosciuti dal Cantone”.
Ma le preoccupazioni di Gilardi e del comitato non finiscono qui: “Questa tassa colpisce tutti, ma soprattutto la fascia debole. La casistica può essere problematica, perché è geograficamente mal piazzata. Quindi l’aiuto domiciliare privato non ha interesse ad andarci perché è troppo discosto”. Ci sono poi cure che necessitano di più figure professionali e “non tutti riescono a fornire questo”.











