Ticino e Grigioni

Portare l’ospedale a casa

Sempre più cantoni sperimentano cure stazionarie a domicilio e prestissimo pure i Grigioni - In Ticino prospettive e chiaroscuro, fra vantaggi e limiti

  • Un'ora fa
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Ricoverati in casa

Il Quotidiano 24.02.2026, 19:00

Di: Il Quotidiano - Giuliano Gasperi/Federico Talarico - LP 

L’ospedale a casa. Da marzo, per due anni, nel canton Grigioni verrà sperimentato un modello che prevede la cura di alcuni pazienti stazionari fra le mura della loro abitazione. L’idea è garantire trattamenti efficaci e alleviare la pressione sulle strutture sanitarie.

Il nuovo modello di cura di chiama Hospital@Home e ha trovato ispirazione in iniziative simili portate avanti nei cantoni Zurigo e Basilea Campagna. Stando a diversi studi internazionali, i risultati clinici della modalità di cura casalinga sono equivalenti rispetto al trattamento classico e non si registra un aumento della mortalità.

“Il processo di guarigione di una persona dipende da molti fattori. Ovviamente quelli medici hanno un peso maggiore”, contestualizza il responsabile medico del progetto Gregory Fretz. “Ma ci sono anche altri aspetti da considerare, come sentirsi bene nel proprio ambiente”, precisa il responsabile. “Siamo convinti, e molte ricerche lo dimostrano, che quando le persone sono a casa propria, si ristabiliscono meglio e devono affrontare meno problemi”, come, ad esempio, il rischio di contrarre infezioni ospedaliere.

Sullo sfondo vi è comunque un obiettivo di natura logistica e finanziaria: alleviare le difficoltà strutturali con cui è confrontato anche il sistema sanitario grigionese. “La domanda di posti letto in futuro non diminuirà. Anzi, aumenterà. Ed è chiaro che le risorse finanziarie a disposizione non permettono di aumentare facilmente l’offerta”, spiega Fretz. “Ciò significa che servono modelli alternativi, e Hospital@home è uno di questi. Potrebbe contribuire a ridurre il bisogno di letti d’ospedale e, di conseguenza, a risparmiare”.

Il progetto, che al momento è in una fase pilota, si rivolge alle persone che si trovano in un raggio di circa trenta minuti di viaggio dall’ospedale di Coira ed è sostenuto anche dal servizio Spitex, che effettuerà visite a domicilio per alcuni dei pazienti coinvolti.

In Ticino tra interesse e scetticismo

l progetto Hospital@Home sarebbe attuabile anche in Ticino. Ne è convinto l’Ente Ospedaliero Cantonale. Come ha dichiarato Paolo Ferrari della Direzione generale dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC), la modalità potrebbe essere idonea per certe tipologie di pazienti. Un esempio “è un’infezione che necessita la somministrazione di antibiotico in vena”. Un altro caso potrebbe una situazione in cui “bisogna iniziare una terapia con anticoagulanti, per una trombosi o per un’embolia, che possono essere gestite a domicilio: il livello di gravità è medio basso”.

Più scettico invece il Gruppo Ospedaliero Moncucco, che aveva approfondito il tema in due occasioni, prima della pandemia COVID e un paio di anni fa. In entrambi casi si è constatata una difficoltà nel contenere i costi. Per avere costi inferiori a quelli dei trattamenti ospedalieri devono essere soddisfatte due condizioni. “Uno, che ci sia un volume di pazienti relativamente grande: almeno tra i sei e i dieci pazienti inseriti contemporaneamente in questo programma”, ha dichiarato Christian Camponovo, direttore del gruppo. Secondariamente, “bisogna limitare le prestazioni rispetto a quello che si è abituati a garantire come prestazioni durante una degenza ospedaliera”.

Senza sovvenzioni cantonali, garantite invece nel Canton Zurigo, il progetto sarebbe insostenibile. Motivo per cui l’EOC è andato in un’altra direzione. Anziché gestire le situazioni improvvise acute, pensare all’ospedalizzazione a casa dopo gli interventi chirurgici programmati, con il progetto pilota HSK, in collaborazione con tre casse malati: Helsana, Sanitas e KPT. “Noi abbiamo preferito andare in questa direzione, anche perché fra due anni verrà introdotto il finanziamento unitario ambulatoriale e stazionario e quindi dobbiamo, diciamo, prepararci all’introduzione di questo nuovo modello di finanziamento”, spiega Paolo Ferrari.

Il progetto Hospital@Home ha comunque riportato dei risultati incoraggianti, con più di mille pazienti curati. Si osserverà l’esperienza grigionese per valutare poi in avvenire. “Non escludo che qualcuno ci proverà in futuro”, stima Christian Camponovo, ma avverte: “Non illudiamoci che sia la sostituzione degli ospedali nel medio termine”. Per i prossimi 3-5 anni, l’ospedale a domicilio non sarà quindi la priorità della sanità ticinese.

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