L’inchiesta sul delitto di Stabio è chiusa. Lo ha comunicato in settimana la procuratrice pubblica Pamela Pedretti, prospettando alle parti il rinvio a giudizio del cognato di Nadia Arcudi. Alle Criminali il 42enne di Coldrerio dovrà rispondere, in via principale, del reato di assassinio. Accusa a cui si aggiungono quelle di natura finanziaria: l’appropriazione indebita e la falsità in documenti per i circa 300mila franchi sottratti dalle casse della SUPSI, e la truffa per una raccolta fondi di 5-6mila franchi mai resa nota finora.
Le indagini hanno permesso di chiarire meglio anche il movente, che ha sullo sfondo le dispute sorte per l’assegnazione della villetta in cui la vittima abitava con la madre. La sera del 14 ottobre 2016 la 35enne si mostrò più insistente del solito nei confronti del cognato. Tra i due – va detto – non c’era alcuna relazione sentimentale. L’uomo aveva però idealizzato la figura di Nadia. Tanto da non sopportare il fatto di vederla in una veste così diversa dall’immagine che si era costruito di lei. Di qui la decisione di ucciderla.
A favore dell’imputato, attualmente in regime di espiazione anticipata della pena, il perito psichiatrico ha ravvisato – ricordiamo – una lieve scemata capacità di agire.
Francesco Lepori





