Una giornata di sole ha fatto da cornice alla prima tappa di Cantine aperte, partita quest’anno dai produttori del Sottoceneri. Un’occasione per “salutare” il vino ticinese, incontrare chi lo produce e degustare i frutti delle vigne, dopo un 2025 definito da diversi viticoltori come una delle annate più difficili degli ultimi trent’anni.
Tra Cabbio e Morbio Inferiore, Grazia Cavallini - che coltiva la sua passione da tre decenni - ha spiegato al Quotidiano le motivazioni e le tecniche di una produzione biologica, portata avanti interamente a mano, con grande attenzione all’evoluzione del clima. Per affrontare caldo, siccità e nuove pressioni sulla vite, le soluzioni passano anche da vitigni innestati in modo mirato e dall’agroforestazione.
Una tecnica che reintegra alberi e biodiversità nei vigneti. Le alte chiome, spiega Cavallini, favoriscono una micro-ventilazione tra i filari, mentre le radici degli alberi ad alto fusto possono funzionare come preziosi serbatoi d’acqua. Una pratica che guarda al futuro, ma che recupera anche conoscenze antiche.
Il cambiamento climatico è al centro anche delle riflessioni di Enrico Trapletti, della Tenuta vitivinicola Trapletti. Quest’anno, racconta, le fioriture dello Chardonnay sono arrivate già l’11 maggio, invece che attorno al 20-22: “Una cosa mai vista”. Per questo, accanto al Merlot, che resta il re del Ticino, Trapletti ha scelto di piantare anche Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e vitigni più tardivi. Ma la sfida non è solo nei vigneti. Di fronte alla concorrenza estera, promozione e commercializzazione restano decisive. Manifestazioni come Cantine aperte permettono ai produttori di incontrare direttamente il pubblico per far conoscere i vini locali e rafforzare il legame con la clientela.









